La Ganza secondo Olga Erre

La Ganza secondo Olga Erre
Calzino pink con libri e bicchiere di vino, sfondo rosa.
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La Ganza è una bimba cresciuta in periferia: Pisa sud. Cinque anni, trecce lunghe, calzini quasi sempre spaiati. Ha conosciuto presto gli assistenti sociali che l’hanno rubata alla sua famiglia, si è chiesta a lungo perché, poi si è abituata ad avere abiti più puliti, il corso di ginnastica artistica, l’odore di magnesia sotto al naso, la polvere bianca quasi sempre dietro le orecchie, tra i ciuffi di capelli che sfuggono allo chignon.

La Ganza ha vissuto la fame di chi a cena aveva solo legumi in scatola precotti, mangiati direttamente dalla latta. La sua scalata sociale se l’è guadagnata impegnandosi, studiando e sognando il futuro che oggi si costruisce: l’università, lo sport, gli amici. La Ganza è riservata, ma guarda tutti: li osserva e li studia con lo sguardo distratto di chi sa di passare inosservata mentre fuma una sigaretta. Fumo e raccolta dati: cartella “sconosciuti”. I suoi sacrifici non li vedrebbe l’uomo che le passa accanto per strada, direbbe di lei che è bella, ma sgraziata. I calzini spaiati li porta ancora. I pezzi del suo puzzle non combaciano tutti, ma si fa spesso una domanda: “che importanza ha essere perfetta se non lo si vuole essere?”.

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Olga Rizza

Olga Rizza

Classe '91, nata e cresciuta in Sicilia, trapiantata in Toscana. Ho una laurea in "Lettere moderne", la propensione a essere seria e l'evidenza di non riuscirci mai pienamente; non possiedo – invece – la capacità di sintesi. Appassionata di fughe, cambiamenti, fantasia, creatività e di tutto quello che è originale. Sono un'insegnante che, secondo i miei alunni undicenni, assomiglia a Sfera Ebbasta. Osservo tanto e prendo spunto da ogni cosa, anche la più semplice, per parlare su medium.com/@olgaerre di quanto le relazioni siano belle e complesse. Il divano di casa mia è perfetto per leggere romanzi e racconti contemporanei, bere del Chianti, scrivere, guardare film, farci l'amore. Sono orgogliosa dei miei anelli alle mani, di aver creato Maietta, di essermi riappacificata col mais.

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