La Ganza secondo Alice Bianchi

La Ganza secondo Alice Bianchi
Voce narrante: Saverio Ottino

Entro nella sala conferenze.
In penombra la parte anteriore, mentre neon guasti illuminano il fondo.
Gli ultimi arrivati accedono dalle porte sul retro schivando le gabbie per friggere le zanzare.
Il rivestimento del più delle sedie è stappato, in alcune sono rimasti solo piccoli lembi.
Gli schienali hanno scarabocchi di bianchetto intorno a chewin-gum, resti di stickers e colla secca, piselli, frasi sgrammaticate, nomi a caso legati ad epiteti infami…
Fa un caldo boia e i veri puntuali si sono attrezzati per sventagliarsi addosso roba.
Tutti sgrondano, l’aria è rancida e qualche stronzo spruzza lontano il suo muco.
Tra chi stamburella coi piedi e chi con le mani, il vecchio parquet trema e la gente vibra, abbandonata alla nausea.

Dalla porta in cima sulla destra due omoni spintonano un tipetto in sala. E’ esile, tiene tra le braccia rotoli di carta e fogli stropicciati che lo sommergono fin sopra il capo. Nel fare i primi passi verso la cattedra di massello gliene cadono un bel mucchio, così da dietro alla sua chioma unta e scarruffata, si intravede il viso. E’ smunto, verdognolo, guarda la folla e ogni suo passo è sempre più vistosamente, e incredibilmente, pesante; nonostante la sua piccola stazza.
Si volta indietro e rapido torna alla porta da cui è entrato, ma uno dei due omoni di prima è fermo lì. E’ così grosso da rientrare giusto-giusto nella cornice.
Il gigante scuote il capo.
Il Tipetto esile si rattrappisce, posa quel che gli è rimasto in collo sul tavolone, tranne un unico foglio sgualcito.
Si posiziona davanti a noi, nel centro, con fare nervoso aggiusta gli occhiali.
Non si sta muovendo più nessuno, tutti i colli e gli occhi sono protesi su di lui.

Sussurra: «L-l-l-la» , deglutisce e tutte le orecchie portano i rispettivi capi a fare un’onda in avanti.
Continua: «g-g-gazza»; la sala: «Buahahahahah! », seguono schiamazzi e fischi con gli indici ai margini della bocca.
Uno si alza e dice: «Macchécazzo!» e se ne esce dal fondo.
Come fa a non sapere che è la riunione preliminare al lancio della rivista? Come fa a non conoscerne il nome?! E’ scritto ovunque…
Il Tipetto lancia un occhio al foglio infradiciato dalle sue mani e nel mentre ripete come una nenia: «No, no, non…» Perché è stato mandato al patibolo senza informazioni?

Un uomo sferico dalla prima fila si alza. Gli si affianca, gli mette una mano docilmente sulla spalla e poi lo schiaccia a terra. Il Tipetto si cheta a gambe conserte.
Il paggetto rugoso dell’Uomo Sferico – che prima gli era seduto accanto – corre a piccoli passi svelti, come un ratto, e attacca il proiettore al portatile che si è portato sotto braccio.
A tutta parete si legge: «La Ganza».
L’Uomo Sferico rombeggia nello schiarire la voce da basso profondo, poi dice: «E’ comunemente sostenuto che l’etimologia del termine ganza derivi in realtà dal latino medievale gangia».
Dal pubblico: «Ora ci siamo pallino!!!».
Pallino alza il volume e scandisce ulteriormente: «Che significa meretrice.» Fa una pausa, che suppongo volesse essere a effetto, poi prosegue: «Ma si afferma al contempo, che potrebbe derivare dal latino, ganea, che significa, taverna, ma pure, d-dissolutezza. Ha quindi un valore, estremamente, negativo».
Uno di noi: «Vieniii ce ne fossero!»
Pallino si pressurizza a tutto foo, indignato e rosso in faccia, lascia il palco e poi la sala dalla porta centrale, con paggetto al seguito.
Ha già iniziato a parlare un vecchio. Noi allora facciamo silenzio, ma lui bisbiglia…
Pare un buon uomo, quindi nessuno glielo fa notare.
C’è chi rimane in mutande. Uno che era uscito di sgamo è tornato con dell’acqua ghiacciata ma, aperta la prima bottiglia, il vecchio lo guarda a mo’ di cane bastonato. Allora gli altri, colti da compassione, decidono di strusciarsi la bottiglia addosso e resistere alla sete.

In tutto questo vedo il Tipetto ancora immobile nel solito punto, ma più colorito.
Probabilmente è l’unico che sente cosa sta dicendo il vecchio e sembra non piacergli affatto.
Mi sto assopendo…
«NO!»
Viene da là… E’ il Tipetto!
Con il sangue agli occhi si alza e, fermo sul Professore, monta sopra la cattedra.
Wow! E’ indiavolato!
Si guarda intorno, dietro e in basso. Dal pavimento tira su un microfono, nascosto dal piede del tavolone, e lo accende.

Rinvigoriti dal suo impeto apriamo l’acqua e beviamo.
Il Tipetto: «Ve lo dico io chi è La Ganza!».
Qualcuno si è alzato, altri si sono messi comodi. Lo guardiamo tranquilli – un po’rassegnati – ma aspettiamo. Continua in un vomito di parole: «La Ganza è sublime! Ineffabile, spavalda, scaltra, ingegnosa, gagliarda e divertente! Agli occhi degli altri ha due facce: una degna di stima illimitata, l’altra, volendo, deprecabile.
La Ganza è l’Amante, è Bocca Di Rosa.
E’ affascinante e pure autoironica.
E’ toscana, ma ha girato abbastanza da essere figlia del mondo.
La Ganza è fragile e fiera. Accoglie tutti ma è uno spirito libero.
La Ganza osserva, ascolta, e poi asseconda la pancia, fregandosene dei rumori di fondo. Tutti la biasimano eppure vorrebbero essere come lei quando semplicemente è insita in ognuno di noi
».


Questa conferenza assurda è finita con tutti noi in piedi a bruciarci le mani dagli applausi, acclamandolo, sentendo la sua rivincita come nostra.
La Ganza siamo noi che, risalendo mesti le aride strade di cemento e fibra ottica, aneliamo la commovente gamma di profumi del mondo. Tra inciampi e accidenti ci rialziamo, così da imparare a godere della nostra e dell’altrui natura.

Alice Bianchi

Alice Bianchi

Nata e cresciuta a Pisa, dopo il triennio in comunicazione, sta concludendo il corso pre-accademico di canto lirico al Mascagni di Livorno. Ora si sente ganza e La Ganza l'ha fondata, ma l'ha fatto più che altro per ruzzare in bella e buona compagnia.

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