Prima di saponificare…

Prima di saponificare…

Benvenuti in questo primo appuntamento in cui cercheremo di scoprire insieme i segreti del sapone, della saponificazione e dei rituali di bellezza, salute e pulizia ad esso legati.

Ci immergeremo nel cuore delle questioni legate soprattutto alla saponificazione e alla produzione di detergenti FAI DA TE e scopriremo perché molte ricette facilmente rintracciabili su internet, in realtà non siano efficaci, cosa le rende inefficaci e come si può produrre in casa qualcosa di ecologico, divertente, facile ma assolutamente funzionante. Faremo della vera e propria chimica insieme e cercheremo di acquisire le conoscenze necessarie a valutare da soli la bontà o meno di una certa ricetta, e alla fine di questa serie, avremo tutti gli elementi per formulare autonomamente le nostre ricette  seconda anche degli ingredienti che abbiamo a disposizione.

Prima però, vorrei accompagnarti nel mondo magico del bagno. Si! Come siamo arrivati ad amare il sapone, principe della nostra cultura igienista, cosa si usava prima, perché, quando…insomma un po’ di curiosità storiche, perché sapone è cultura e tradizione.

Ah! un’ultima cosa, in realtà irrilevante, ma che potrebbe esserti utile. Io sono Chiara, l’ideatrice e la voce di questo podcast e se avrai bisogno di chiarimenti, o avrai domande per me, potrai scrivermi una mail a coonikiara@gmail.com ocontattarmi su Instagram dove potrai trovarmi sotto il nome di coonikiara !

Se ti è tutto chiaro, possiamo cominciare.

Fig.1 : Edgar Degas, Bagnante seduta, 1899

Dunque ..A quando risale l’inizio della tradizione di bagnarsi il corpo? Probabilmente non lo sapremo mai. Certamente le fasi più ancestrali dell’evoluzione umana, non hanno lasciato tracce chiare in proposito, anche perché la scrittura non è stata sempre uno strumento di cui l’Uomo ha fatto uso.

Riguardo a queste epoche possiamo solo azzardare supposizioni. Di sicuro l’acqua rappresentava un elemento fondamentale per le prime comunità umane. Gli insediamenti sorgevano, più o meno stabili, sempre nelle immediate vicinanze dell’acqua ( addirittura troviamo tracce di insediamenti palafitticoli nei quali le abitazioni erano letteralmente dentro l’acqua). Certo l’acqua rappresentava un elemento da avere vicino per potersi abbeverare e poi, più avanti per abbeverare gli animali ed irrigare i campi. Ma possiamo certamente immaginare che l’acqua fosse utilizzata anche per la pulizia e per immergercisi.

Inizialmente l’individuo raggiungeva l’acqua e vi si immergeva, che fosse salata o dolce (quest’ultima preferita per ovvie ragioni), poi via via che la storia e l’intelligenza si fanno strada nel tempo, l’acqua viene rapita e portata nei rifugi e allora si passa dall’immersione al farsela versare addosso.

Fig. 2: antichissima pittura rupestre rinvenuta in Egitto, Altopiano del Gilf Kebir, raffigurante uomini nell’atto di nuotare.

Questa pittura ha dato il nome alla grotta che la ospita che è così stata battezzata Grotta dei nuotatori.

Lasciarsi mollemente raggiungere da un  flusso di acqua-magari calda- diventa piano piano rituale, anche religioso ed esoterico, non solo igienico. Confinare l’acqua e “portarsela via” diventa il simbolo del tentativo dell’uomo di controllare la natura.

Tutte le culture del mondo, anche le più lontane tra loro, presentavano il comune denominatore del bagnarsi. Talvolta con espressioni di sublime pulizia e cura, come nel caso delle abitudini termali nell’antica Roma, talvolta con atteggiamento di “rozza inciviltà”-diremmo oggi- come nel caso della popolazione spartana o di alcune etnie barbariche.

Si bagnavano gli egizi, i sumeri, i babilonesi, i cretesi, i micenei e gli antichi ciprioti,  e parliamo solo delle antiche civiltà mediterranee e mediorientali. A proposito di Cipro, è proprio su quest’isola che troviamo la più antica testimonianza ritraente un uomo nell’atto di fare il bagno. Celebri sono le splendide sale da bagno dei palazzi cretesi, le favolose architetture balneari dell’Architetto Dedalo che, pare avesse un vero talento per progettare e costruire condutture di scarico e di approvvigionamento di acqua. E parliamo di ben 3700 anni or sono.

Nel tempo anche offrire un bagno caldo ai propri visitatori, diventa un gesto apprezzato, di buone maniere.

Nell’antica Grecia il bagno era soprattutto un rito per temprare il corpo, il suggello dell’allenamento ginnico, freddo, tonificante e seguito da un buon massaggio con olio di oliva.

Per l’appunto… si iniziano in quest’epoca ad usare olii e altre sostante da stendere sulla pelle per idratarla e pulirla. Si comprende che l’acqua non basta a liberare la pelle da sudore, polvere e sebo.

Nell’antica Grecia dunque il bagno era soprattutto una fase della vita atletica delle persone. Per essere poi un pochino più precisi, forse è più opportuno parlare di “doccia” nell’Antica Grecia, più che di bagno vero e proprio. Celebri sono le figure dipinte su vasi e suppellettili in terracotta, che sostano in piedi o accovacciati si fanno versare addosso  l’acqua con una brocca o sostano sotto getti che zampillano da  fontane.

Anzi i bagni in vasca erano indice di mollezza di corpo e pigrizia di spirito. Questo almeno fino a quando dall’Oriente giunsero le usanze legate ai bagni di vapore. Fu così, dunque che giunsero ad Atene i primi stabilimenti dedicati a questo rito.In questo frangente vediamo la comparsa di un antenato del nostro amato sapone: la terra del Cimolo, una sostanza sgrassante che veniva strofinata sulla pelle e poi sciacquata via con acqua fredda o tiepida.

Ma se i greci antichi erano ben consci dell’importanza dell’igiene e del ruolo dell’acqua, furono i romani a spingere oltre ogni rosea aspettativa, l’usanza del bagno e i rituali di pulizia e benessere, attraverso la costruzione degli impianti termali.

Ne comprendiamo oggi la grandiosità, anche solo attraverso i numeri: 856 bagni censiti ai tempi di Costantino, 1350 litri d’acqua procapite fornita da centinaia di Km di acquedotti della Roma imperiale. Certo molta acqua andava perduta per le perdite delle condutture, ma parliamo ugualmente di numeri enormi. I cittadini romani tuttavia non avevano sempre avuto questa cultura balneare. Nell’ età repubblicana il cittadino romano medio, si limitava a lavarsi quotidianamente in un piccolo locale situato normalmente accanto alla cucina e senza grandi. L’upgrade, per dirla al modo di oggi, si ebbe dopo il contatto con le civiltà orientali.

Per i romani dell’ “età termale”  andare alle terme non è solo espressione di amore verso la pulizia, è anche un vero e proprio rito sociale. Alle terme si conversa, si fa vita sociale, si intessono rapporti di fiducia, si complotta e si gode di tepore e comodità in un’epoca dove il riscaldamento domestico non risultava di semplice gestione nemmeno per le classi più abbienti .

Fig. 4: Terme di Caracalla.

Ma come funzionavano le terme romane?

L’apertura, a fine mattinata veniva annunciata da un Gong ( il discus), l’ingresso era sotto elargizione di una piccola cifra simbolica, ad anziani e bambini veniva concesso di entrare gratuitamente.

Una volta entrati si sceglievano le combinazioni di bagno tra una vasta scelta di opzioni. Il principio generale da seguire era quello di riscaldare il corpo in modo graduale per lasciare che i pori si aprissero e lasciassero fuoriuscire lo sporco, dopo di ché era il momento della tempra fredda per far richiudere i pori e tonificare le carni che poi sarebbero state sottoposte ad un massaggio e ad un ultimo bagno caldo.

Le stanze erano il laconicum, più caldo del calidarium, il tepidarium e il frigidarium. Interessante anche l’esistenza di nicchie, dette sudationes, destinate a quella che oggi chiamiamo sauna.

Durante tutto il rituale vi erano inservienti che offrivano i più svariati servizi, ivi compresa la depilazione, d’uso sia per gli uomini che per le donne.

Fig. 5 : Donne dell’Antica Roma alle terme in bikini, mosaico.

Già le donne… in che odo fruivano delle terme? Beh di solito gli impianti termali avevano reparti esclusivamente riservati alle donne, che pare frequentassero le terme con minore frequenza degli uomini, quando non fossero presenti reparti femminili, le donne venivano fatte accedere in orari diversi da quelli degli uomini.

E per non allontanarci dal nostro focus sul sapone, cosa usavano matrone e uomini romani alle terme, per detergere la pelle?

Utilizzavano soda,pomice, sabbia,farina di fave,e altre polveri per sgrassare fino a che non giunse dalla Gallia comparve una sorta di sapone composto sego e ceneri di faggio e olmo, quasi una sorta di liscivia, della quale parleremo in seguito. Si utilizzava poi lo strigile, uno strumento con il quale si detergeva la pelle fisicamente rimuovendo vigorosamente lo sporco che si era legato anche ai numerosi olii profumate dei quali si faceva largo uso.

La civiltà balneare romana era però destinata a cedere il passo alle ben più rozze abitudini antigieniche di orde di raziatori barbari, che porteranno gli antichi fasti di Roma verso un medioevo ricco di superstizioni, credenze e pudori idrofobici che perdureranno a lungo. Parleremo del “bagno medievale” , degli hammam e della saponificazione araba nella prossima puntata! A presto!

Chiara Pastorino

Chiara Pastorino

Sono nata, sto crescendo e sono quasi sicura che morirò, ma solo dopo essere stata molto felice.

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