L’igiene dai cristiani ai reali del Settecento

L’igiene dai cristiani ai reali del Settecento
Voce narrante Alice Bianchi

Link alla puntata precedente: Prima di saponificare

Le abitudini romane in fatto di igiene non furono spazzate via soltanto dall’avvento dei barbari.
Anche la venuta del cristianesimo contribuì a contrastare il costume di prendersi cura del corpo e di adoperarsi per la propria igiene.
Per il Cristianesimo dell’epoca infatti, il piacere in se stesso è illecito in un certo senso, il corpo è considerato solo un indegno involucro per l’anima e poco importa se si deteriora, anzi, l’ideologia penitente porta ad accettare fatalmente tutto ciò che provoca sofferenza fisica, come un’espressione della volontà di dio. Il corpo viene ad essere addirittura il mezzo attraverso il quale il Demonio offre tentazioni di peccato.

Col nuovo monachesimo di San Benedetto questo atteggiamento si modifica un poco e i monaci cessano di vivere da eremiti isolati e si riuniscono in abbazie separate – non isolate – dal resto della comunità. Queste abbazie pian piano diventano gli unici luoghi in cui è possibile trovare un impianto idraulico.
Nonostante questo parziale cambio di rotta, l’uso del bagno tra la gente comune, è ormai perduto e diventa un’attività appannaggio delle classi sociali più elevate, che esercitano l’igiene comunque con una certa reticenza, spesso controvoglia e in rare occasioni.

Il bagno dunque cessa di essere un’attività che si svolge in un luogo pubblico e si trasferisce in corti e castelli.

E’ la civiltà cortese che si riavvicina lentamente all’uso dell’acqua e cerca un minimo di igiene, e Carlo Magno, grande ammiratore della cultura antico-romana, si riappropria dell’uso dell’uso del bagno per sé e il suo seguito.

Lontani ormai dai fasti termali con le vaste piscine; dove avveniva questo rito sopravvissuto un po’ zoppo al tempo?
Il rito del bagno si svolgeva all’interno di piccole vasche, tinozze, simili a botti tagliate. Alcune di queste vasche erano di dimensioni tali da ospitare due persone, normalmente coppie di amanti, ma vi erano anche vasche per bagni di gruppo. E non era raro che questi bagni in compagnia fossero anche cedevoli tentazioni carnali.

Fig.1 Illustrazione miniata su un manoscritto tardo medievale.Le “tinozze” riempite di acqua ospitano, qui, uomini e donne intenti a fare il bagno all’interno di un “bordello” com’era definito .

Di sicuro sappiamo che il bagno di gruppo rispondeva alla precisa necessità di risparmiare acqua, non più così di facile approvvigionamento dopo la distruzione degli efficienti acquedotti romani, e al risparmio di tempo e fatica per le operazioni di riempimento, svuotamento e riscaldamento del prezioso liquido.
A proposito di tentazioni, nonostante la pudicizia d’impronta cristiana, troviamo un’interessante testimonianza di bagno come “gioco erotico”, “citato” in raffigurazioni della fontana della giovinezza come quella che è possibile vedere presso il castello di La Manta a Cuneo.

”La Fontana della Giovinezza” presso il castello di La Manta (Cuneo,Piemonte).


All’interno delle corti medievali si fa via via strada una rinnovata passione per le fontane e i giochi d’acqua distribuiti in giardini dalle atmosfere incantate. Questo culto, raggiungerà il suo massimo grado espressivo durante il Settecento.

Le fontane in particolare, diventano luoghi perfetti di corteggiamento e giochi di coppia.

A questo punto della nostra storia medievale, le uniche vere e proprie tradizioni igieniche che coinvolgessero il corpo erano limitate a rapidi lavaggi di mani e viso, uniche parti considerate importanti da tenere un minimo pulite secondo il galateo dell’epoca.
La pulizia infatti era considerata solo un altro trai comportamenti di buona educazione e per nessuna ragione come una necessità sanitaria o un piacere personale. Lavarsi le mani reciprocamente poi era considerato un vero e proprio atto di galanteria.

Brocche e piccoli catini da tavolo, facevano parte del corredo di ogni casa e servivano a sciacquare le mani durante il pasto, anche perché all’epoca era d’uso prendere il cibo direttamente con le mani.
L’igiene personale si raggiungeva soprattutto attraverso l’uso di pettinini, pinzette, forbicine e piccoli scovolini netta orecchie, oggetti personali portati sempre con sé da dame e cavalieri, assieme ad uncini netta denti, spesso tenuti appesi al collo come ciondoli.

In Oriente invece

la tradizione dei bagni pubblici proseguì senza soluzione di continuità nonostante i tentativi repressivi della società cattolica. Stiamo parlando degli hammam, i bagni pubblici arabi.
Se per il cristianesimo infatti l’acqua era duale fonte di confusione: da una parte benedetta e pura con cui aspergere e purificare dal peccato originale i fedeli, dall’altra luogo di tentazioni carnali, per l’oriente islamico lavarsi era un dovere religioso.

Gli hammam non erano poi molto diversi dalle terme di capitolina memoria ma con una atmosfera un po’ diversa: per i romani le terme erano soprattutto luogo sociale, mentre per gli arabi erano un luogo di riposo e di piacere senza alcuna attività ginnica e senza il frigidarium, che la dice lunga sulla totale assenza di intenti tonificanti. Soltanto vapore, acqua calda o tiepida, massaggi, biancheria riscaldata.
Gli hammam arrivano in Europa attraverso il ritorno dei crociati e si diffondono con il nome di “bagni turchi“.
Erano luoghi dal fascino esotico ed una sfida al proibito in quanto spesso malfamati e dove vi si esercitava la prostituzione. Questi luoghi di perdizione e peccato si diffusero e prosperarono nonostante le ire del clero e solo il diffondersi della peste nera ne decretò la chiusura per ragioni di rischio di contagio.

In medioriente vi era anche l’interessante usanza di pulirsi e pulire attraverso l’uso del sapone di Aleppo, città siriana.

Testimonianze di questo sapone eccezionale, che nasce dal processo di saponificazione di olio di oliva e olio di alloro, con un complesso e lungo processo di stagionatura, risalgono ad addirittura 2500 anni fa a Babilonia.

Sapone di Aleppo in pezzi, produzione contemporanea
immutata nei secoli.

Mentre i romani si cospargevano di sabbia come delle cotolette per detergere la pelle, le popolazioni arabe conoscevano il sapone e lo producevano abitualmente. Questi saponi artigianali

dall’eccezionale potere lavante e dalla straordinaria tollerabilità cutanea, iniziarono a diffondersi in tutto il bacino del mediterraneo prima dell’anno Mille d.C. raggiungendo dapprima le coste dell’Italia meridionale e la Spagna. L’Europa tuttavia non rimase indietro a lungo. A partire dal 1100 d.C. circa nacque in Francia il celeberrimo sapone di Marsiglia.

Ingresso del Museo dedicato alla storia e alle tradizioni legate al sapone di Marsiglia, (Marsiglia, Francia).

Più avanti impareremo insieme a produrre sia il sapone di Marsiglia che il sapone di Aleppo!

Perciò rimanete sintonizzati e non perdetevi i prossimi articoli-podcast! Ma andiamo avanti con la nostra narrazione…

Tra Cinquecento e Seicento i bagni pubblici vengono chiusi e ne viene vietata la riapertura e il bagno in casa non rafforzerà la propria diffusione…anzi, sarà sempre meno comune!
Gli Europei diventano quasi idrofobici, impauriti dalla convinzione che il bagno, soprattutto se caldo, debiliti, abbassi le difese del corpo, apra le porte-attraverso la dilatazione dei pori- ad ogni genere di malattia.

Ovviamente erano ben lontani dal conoscere i meccanismi di patogenesi o dal sapere dell’esistenza di virus o batteri, i nostri “europei” del Seicento erano convinti che i responsabili delle malattie fossero i cosiddetti miasmi, cioè arie maleodoranti ed umide. Ecco il perché della grande diffusione dei profumi contestuale alla scomparsa dell’igiene.
I motivi di questa paura sono da ricercare nella diffusione delle epidemie di peste che flagellarono l’Europa e che nessuno seppe arrestare né delle quali seppe dare una vera spiegazione. L’unico collegamento fu quello con i miasmi, che invadevano letteralmente le strade delle città, ormai prive di condotti fognari e

pervasi dallo scorrere di rivoli fecali, spazzatura ed effluvi nauseabondi provenienti da concerie, macellerie, cimiteri…

Nonostante la disaffezione generale verso l’igiene, l’acqua e il bagno, nelle regge di allora troviamo splendide sale da bagno, probabilmente perché l’architettura era molto ispirata alla cultura classica.
Palazzo Te a Mantova, palazzo dei Medici a Firenze, quello dei Grimaldi a Genova… erano tutti dotati di bagni bellissimi. A Versailles vi erano oltre cento stanze da bagno, sebbene nessuno a corte fosse propriamente estimatore dell’igiene e della pulizia. L’unica che faceva eccezione era la povera Maria Antonietta, detta l’Austriaca – un po’ malignamente – la quale portò dalla corte di provenienza l’usanza del bagno e si fece costruire una bellissima vasca per non rinunciare a questa abitudine, questo però contribuì a accentuare la sua cattiva reputazione. Ella dovette addirittura farsi cucire un apposito completo da bagno, per non scandalizzare la corte.

Maria Antonietta “l’austriaca” intenta ad indossare la propria camicia da bagno.

A proposito di Reali, pare che la regina d’Inghilterra facesse il bagno una volta al mese, ed era già considerata sopra le righe.
Il Seicento e il Settecento sono il tripudio dello sporco e della perfezione profumiera che ricopriva l’arduo ruolo di camuffatore di cattivo odore. L’apparenza di pulito veniva deputata all’uso di biancheria pulita. Ma sotto le candide camicie prosperavano pulci, pidocchi, croste e irritazioni da sporco.

Nel prossimo e penultimo appuntamento dedicato alla storia dell’igiene, ci addentreremo nel periodo che vide la riscoperta della pulizia, spero che questa narrazione vi abbia tenuto compagnia, ciao!

Chiara Pastorino

Chiara Pastorino

Sono nata, sto crescendo e sono quasi sicura che morirò, ma solo dopo essere stata molto felice.

Un pensiero su “L’igiene dai cristiani ai reali del Settecento

Commenta