Il gesto immaginato

Il gesto immaginato

La dualità ha permeato tutta la nostra società occidentale.
Cartesio (René Descartes) tramite la nota asserzione: “Ego Cogito, ergo sum, sive existo” – ovvero: “Io penso, dunque sono, ossia esisto” – innalzava il cervello quale organo deputato all’atto del pensare e all’indagare nelle tante questioni del mondo, sopra il resto del corpo che al tempo non veniva considerato degno di educazione. Vi era conflitto tra la materia rappresentata dal corpo con le sue passioni per i beni terreni, e lo spirito rappresentante i valori eterni che conducono nel regno dello spirito e quindi direttamente a Dio.
I bisogni naturali venivano concepiti come contrari alla salvezza dell’anima.

Ancora oggi concepiamo i singoli organi come a sé stanti e scissi tra di loro. Pretendiamo addirittura di dare maggiore o minore valore ad un organo rispetto ad un altro.
In realtà tutti gli organi del corpo collaborano per produrre un risultato, sia su input del sistema involontario che di quello volontario.

Perciò di tutti, senza privilegi, dovrò avere il massimo rispetto. Così, ad esempio, l’insegnante che spiega dei concetti a una classe, per farlo, si avvale degli occhi, della bocca, della lingua, della faringe, delle corde vocali, dei polmoni e, certo, anche del cervello. Diversamente non potrebbe tradurre il suo pensiero in parole o gesti necessari per comunicare.

Anche la persona che fa movimento deve prima avere l’immagine mentale di un gesto per farlo proprio e poi riprodurlo o per imitativo oppure a un livello superiore rielaborandolo e rendendolo personalizzato.
Vi è quindi collaborazione tra gli organi del corpo in un continuum in cui tutti partecipano con lo scopo di creare qualcosa.

Non esistono attività meramente solo intellettuali né solo pratiche.

L’atto del pensare si concretizza nell’interazione di tutto il corpo, realizzando un progetto che è soggetto a una continua rielaborazione. Questa evoluzione ha i suoi tempi e per arrivare a compimento ha bisogno per l’appunto di tempo e di “rinascite“. Il perfezionamento del gesto non ha mai fine.

UROBORO: simbolo di ciclicità e rinascita.

Parlando di movimento va sottolineata la grande differenza esistente tra il produrre un gesto per imitazione o dopo averlo interiorizzato.
Nel caso dell’imitazione il cervello fa un immagine passeggera del gesto proposto perché il corpo lo riproduca a specchio.
Diversamente, nel caso del gesto interiorizzato, esso, è stato preso e processato, analizzato e corredato da informazioni di tipo percettivo.
Queste giungono sia per esterocettività che per propriocettività, per rendere quel gesto interiorizzato in una immagine mentale, che si andrà ad esprimere in modo personalizzato – cioè unico rispetto alla possibile riproduzione dello stesso gesto da parte di altri – e dando in tal modo un proprio contributo all’espressione motoria.

Ma anzitutto, dovremmo PARTECIPARE!

Già Aristotele nella sua “Etica nicomachea” ricordava l’importanza di avere il coraggio di partecipare quale azione giusta da compiersi come primo atto, mettendosi in gioco, dando il proprio contributo e agendo nella propria unicità e di conseguenza innalzarsi al miglior risultato possibile.

…Come nelle Olimpiadi sono incoronati non i più belli e i più forti, ma quelli che partecipano alla gara (e tra di essi infatti vi sono i vincitori), così nella vita chi agisce giustamente diviene partecipe del bello e del buono.

“Etica nicomachea” di Aristotele, pag, 17
Ornella Martini

Ornella Martini

Dopo aver trascorso la sua gioventù sperimentando ed esprimendosi nello sport, attualmente, in fase di giovanile ricerca intellettuale ha cura del corpo-mente in attività psicomotorie tese al benessere.

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