Camere con vista

Camere con vista

In questi ultimi mesi, costretti in casa per via della pandemia di Coronavirus, ci siamo forse resi conto più del solito di come il quartiere dove abitiamo giochi un ruolo predominante sul nostro benessere psicologico.
In prima linea, la finestra: ben diverso è affacciare su un albero o sui campi coltivati anziché guardare in casa d’altri, nel condominio dirimpettaio, su uno stradone o su spazi comuni di risulta fra due casermoni, spesso non frequentati se non per lo scarico della spesa. Passando la maggior parte della nostra vita fuori casa, o dentro ma in compagnia di qualcuno, impiegati in qualsivoglia attività, non ci rendiamo conto di quanto sia importante avere una casa luminosa, in cui entra abbastanza luce naturale da non dover ricorrere a quella elettrica per la maggior parte del giorno.

Ci sono fior di articoli scientifici che misurano l’effetto positivo sulla salute psicofisica delle persone in base al tempo trascorso nella natura: anche solo vedere un albero dalla finestra migliora lo sviluppo dei bambini e velocizza la guarigione dei malati.
Ma ora che ci è toccato stare fermi, forse, non abbiamo bisogno di studi accademici per capire questa cosa. Adesso che forse abbiamo avuto un po’ di tempo in più per guardare fuori dalla finestra, ci siamo resi conto di quanta differenza possa fare avere un affaccio sul verde anziché su grigie pareti.
Così, costretti a non poterci spostare troppo lontano da casa, a molti sarà mancata la possibilità di fare una passeggiata fra gli alberi, o in un giardino urbano, perché con la restrizione di poter fare solo brevi passeggiate a piedi la natura è diventata improvvisamente lontana e inaccessibile.

Foto di Metauro Colossum

Le cose stanno lentamente tornando alla normalità e siamo tornati a correre sulle nostre auto, accorciando le distanze fra i quartieri residenziali e la natura. Ma perché dobbiamo accontentarci? Il fatto di poter raggiungere velocemente con la macchina un giardino, un parco, i campi o il bosco, non cambia la realtà delle cose. Viviamo distanti e separati dalle aree verdi, e se ce ne sono di vicine spesso non sono soddisfacenti.

In urbanistica spesso si usa la walking distance come unità di misura per valutare le distanze ottimali fra due punti di interesse: ogni servizio essenziale dovrebbe essere raggiungibile a piedi, dalle proprie abitazioni, in un tempo relativamente breve (5, 10 o 15 minuti, forse 20). Generalmente tendiamo a spostarci con le auto o i mezzi pubblici, quindi non ce ne rendiamo conto e chi amministra le città si preoccupa ben poco di soddisfare questa esigenza. Adesso, la quarantena ci ha messo di fronte al problema effettivo: abbiamo costruito i quartieri residenziali realizzando, spesso, aree verdi inutilizzabili (quando ci sono!), delegando alle auto il compito di rimediare a tale mancanza.

Questa presa di consapevolezza ci aiuterà in futuro a ridisegnare le città per ridare spazio alla natura nelle aree urbane, o torneremo ad abituarci a questa separazione? La situazione è aperta: staremo a vedere.

Consigli di lettura a margine

Il titolo della nostra rubrica di Architettura è stavolta un omaggio al romanzo Camera con vista di Edward Morgan Forster, ambientato fra Firenze e Roma agli albori del Novecento. Lucy Honeychurch ha il privilegio di esplorare queste città, e di perdersi, nonostante il Baedeker (la guida tascabile per turisti per antonomasia, nata nella tipografia tedesca omonima nel 1836 – insomma il nostro Touring).
Se anche a voi piace perdervi nei dettagli passeggiando per le città che visitate, mescolandovi in mezzo alle persone che vi camminano, è il libro che fa per voi. Potete ascoltare gratuitamente l’audiolibro in podcast letto da Tommaso Ragno (Ad Alta Voce, Rai Radio 3).

Unagna

Unagna

Ha sempre scritto, anche quando non sapeva farlo. I suoi disegni di bambina sono pieni di lettere e parole. Scriveva anche sulle pareti di casa finché sua madre non le ha intimato di smettere. Allora passò a disegnare crepe sui muri cercando di farle sembrare quanto più vere possibili per non essere sgridata. Guardando al passato e vedendo che è laureata in Ingegneria Edile-Architettura, dove si imparano un sacco di cose interessanti sulle crepe, qualcuno potrebbe dire che il suo destino era scritto. Oggi crede che dovremmo fare più attenzione al patrimonio edilizio esistente e non ha mai perso la passione per la scrittura (pur essendosi rassegnata a farlo sui supporti tradizionali).

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