La gallina nera fa l’uovo a tarda sera

La gallina nera fa l’uovo a tarda sera
Voce narrante: Bianca Barsanti

Gioco: scrivere una storia attraverso i modi di dire. Inviateci alla nostra email i vostri racconti, i più belli verranno pubblicati

C’era una volta Giovanni, della famiglia dei tre Gianni: giraffa, cuculo e barbagianni. Lui era il gallo della Checca e dato che sapeva di piacere, gli veniva facile fare il galletto e, proprio per questo, piaceva a tutte!
Arava con il bue e l’asino, senza badare tanto alla sottile differenza tra donna e donna, apprezzando ognuna per quella che era. Ma un giorno Giovanni il dongiovanni vide al mercato una pantera con gli occhi da cerbiatta, che pareva vivere di lucertole o avere il verme solitario. Venne stregato dal fascino d’oca giuliva o da gatta morta di lei ma, in mezzo a tutto quel bailamme, tra le belve alla ricerca del miglior capo sottocosto Giovanni la perse di vista subito dopo le presentazioni. Lei si chiamava Sofia.

In una notte insonne Giovanni, uccello di passo, contava le pecore, sino a che Ifigenia gli chiese: «Ti è morto il gatto?»
Giovanni spiegò alla sua amica di lunga data, alla sua vecchia tata, il suo disagio: una nuova maledizione, una donna così bella da essere irraggiungibile. Il carattere pratico di Ifigenia lo destò: per lei ogni donna era una gatta amante del lusso e quindi una gatta da pelare. Suggerì a Giovanni di andare al negozio di gioielli e cercare l’Araba Fenice, pur sapendo che Giovanni non si sarebbe potuto permettere nemmeno della semplice bigiotteria. Dunque lo invitò a rubarla.


Mentre tutta la città era sprofondata in un sonno da marmotta, Giovanni si dimostrava un merlo talmente ingenuo da non riconoscere una donna gelosa; pensò semplicemente che gallina vecchia fa buon brodo, meglio darle retta. Allora dette le pecore in guardia al lupo e uscì. Ifigenia aveva fatto di Giovanni una pecora segnata, ma era convinta che si dovessero buttar sardelle per prendere lucci, così la vecchia Ifigenia pelò la gazza senza farla stridere.
Quella notte Giovanni era persuaso di trovare la lucertola con due code, invece aveva scambiato lucciole per lanterne, aveva lasciato lo strascico come le lumache; infatti andò in oca e scordò di cancellare le sue tracce.


Andrea era un carabiniere abituato a casi ben più difficili, era un’aquila con una vista d’aquila e trovò subito ogni prova contro Giovanni, e lo arrestò. Andrea era cresciuto in un ventre di vacca, discendeva infatti da magnanimi lombi e non capiva né tollerava chi rubava; perciò amava catturare tutti i ladri uccelli di bosco e le anguille imburrate.
I ladri che metteva al fresco lo giudicavano viscido come un serpente, un serpente a sonagli per di più. Per loro era assurdo fare come i topi degli speziali, essere perennemente circondati da belle cose e non poterne godere. Così finivano a fare la fine del topo punto e basta, pigiati come acciughe dentro celle. Ed era proprio vero, Andrea amava giocare al gatto col topo con i suoi prigionieri.
Nelle quarantotto ore in cui Andrea detenne Giovanni, per sapere qualcosa di lui, i due fraternizzarono e Giovanni gli parlò di Sofia, il suo unico grande amore. Andrea, solitario non per
sua scelta, provò compassione; trovò che Giovanni fosse sfortunato come un cane in chiesa, ma non malvagio. Per la prima volta rivide la sua posizione affermando che al buio tutte la gatte sono bigie e prendere un granchio in condizione di vacche magre può capitare. Diventarono come il gatto e la volpe. Andrea lo salutava sempre dicendogli: «Non fare come il serpente che si mangia la coda!». Si augurava fra sé e sé di non star coltivando una serpe in seno; dopotutto era titubante per natura, però credeva in Giovanni e desiderava ardentemente arrestare pesci grossi.

Il suo talento lo condusse dritto dritto dal Cattivo.
Il Cattivo aveva la giacca color cane che scappa, un colore grandemente sgradito al carabiniere, era un pidocchio rifatto, che non si rendeva conto di tenere l’anguilla per la coda e davanti ad Andrea faceva come lo struzzo, ostentando una sicurezza dissennata. Atteggiamento che non resse alle manette ai polsi.

Liberata la città dalla malavita, Andrea invitò l’orso alle pere: propose un incarico a tempo indeterminato a Giovanni che si traduceva per questo in un’onesta possibilità con la bella Sofia, un dì, forse. Alla novella Ifigenia, perfidella, commentò solamente: «Chi visse sperando…».

Alice Bianchi

Alice Bianchi

Nata e cresciuta a Pisa, dopo il triennio in comunicazione, sta concludendo il corso pre-accademico di canto lirico al Mascagni di Livorno. Ora si sente ganza e La Ganza l'ha fondata, ma l'ha fatto più che altro per ruzzare in bella e buona compagnia.

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