SOS: ABBIAMO SMARRITO IL CONTATTO UMANO!

SOS: ABBIAMO SMARRITO IL CONTATTO UMANO!
Voci narranti: Save, Jo e Alice

GIOCO ANALITICO:
“VAI AVANTI CON LA DISTOPIA”

A voce o per scritto, e mandala a redazione@laganza.eu

Intro: La voce sopra al tutto

Fu deciso per Il Bene di tutti di passare ad un ‘governo provvisorio di comunismo globale’.
Tra la decisione e l’attuazione, in pochi anni, il fantomatico “Corona virus” aveva dimezzato la popolazione mondiale. Anche se alcune stime, che furono censurate alla diffusione dei media – ma circolarono abbondantemente come passaparola tra i ghetti autoimposti dei complottisti – davano per assodato il ben più preoccupante dato di un calo demografico di due terzi come media da Stato a  Stato.
A che pro stravolgere tutto senza la certezza di un futuro?
Per non far dilagare il panico fu deciso di tacere alcune verità, tra cui ovviamente questa. Ma chi fu esattamente a deciderlo? Internet. O meglio, talune personalità la cui voce seppe farsi spazio, ed ebbe presa sfruttando questa crisi. Su questo torneremo a momento debito, forse.

Allora sembrava una insurrezione dal basso, un cocktail fatale combinato di rabbia, speranza e quella che è l’essenza storica delle defenestrazioni: la voglia di libertà.

Così, fu detto addio alla proprietà privata come primo grande controsenso, dunque “libero” non può equivalere a “mio”, perché ciò che è mio è suo, ma (soprattutto) ciò che è suo è mio.
Del resto si sa, per demolire servono necessariamente caos e  delirio. Era giusto così. Ne eravamo convinti.

Poi, tutti furono dotati di internet a banda larga. Tragicomico: dovunque sarebbe ancora potuta mancare l’acqua potabile ma non poteva più trovarsi un uomo, una donna, un bambino o una bambina, senza uno smartphone, un pc e/o un tablet. Un evidente secondo enorme controsenso, germogliato spontaneamente dal pensiero corrotto di una logica malvagia. Tuttavia qualcosa si sarebbe sbloccato.
Ne eravamo convinti.

Capitolo 1: Il facchino predestinato

Non ci si salutava più… Prima perché le campagne si spopolarono a favore dei centri urbani e l’assembramento rendeva ridicola quell’usanza. Poi, anche tra amici il saluto venne meno, passando nel fulcro del discorso, direttamente ai fatti: bando ai convenevoli. Infine, i nuovi usi igienici disintegrarono le pratiche di baci e abbracci. Anche tra genitori e figli un maggior distacco corporeo fu applicato concordemente agli studi recenti sulla velocità di apprendimento.
Una massa di autistici e di disadattati tirati su a vitamine e psicofarmaci, tra cui non sussisteva più alcuna differenza tra merito e classe sociale d’appartenenza.
La sensibilità, i sentimenti e i malumori dovevano essere taciuti per il bene comune. I matti vanno dallo psicologo.

Non c’era bisogno che qualcuno imponesse il senso civico, giacché per la Rete era un dato di fatto che ci si dovesse comportare a quel modo. L’immagine dell’Uno quale insieme di tutti rendeva ognuno ‘Dio’ nella fede del tangibile-immateriale: ho bisogno di calma, per averla conviene integrarsi, per farlo non devo scavare ma navigare in superficie. Qualcosa si sbloccherà. Devo augurarmelo? Perché? Cosa sto provando? Le dita scivolano lungo la tastiera della mia Home…
Fermati!
Non posso condividere i miei pensieri, non sarebbe giusto, e poi, se qualcuno dovesse notare che qualcosa mi turba aumenterebbero le mie droghe e… non mi va. Non so perché ma, mi piace questo lucido disagio.

Suonano al campanello

(La paranoia).
Oh Caxxo chi è? Che ho fatto?! Non ho pubblicato niente… Qualcuno mi ha visto? Ho le imposte aperte, forse un* stalker mi stava spiando? Come? Basterebbero uno zoom e un microfono direzionale in questa conca… come ho potuto essere così sprovveduto?! Vedi che succede a parlare ad alta voce?! Ma l’ho fatto davvero? Ahhhhhhh…

Suonano al campanello

Mi sta venendo un attacco di panico…Reagisci!
«Arrivo!»
Oh bene, acqua, mi svuoto questo bicchiere in testa e sembrerà che fossi in doccia, ma coi vestiti che faccio? Ah ecco, metto un asciugamano sulle spalle e via. Ok, apro.
Ragazzo: «Ha ordinato lei una cotto e funghi?»
«Oh…» me ne ero scordato, «sì, grazie, passo la carta» La lascio strisciare dentro al dispositivo. Che operazione lasciva. Non si è accorto della mia agitazione, né del mio imbarazzo, bene.
Ragazzo: «Bene, arrivederci»
Eh?! Ha salutato? Mi esce dal cuore: «Arrivederci!»
… Mi ha squadrato malissimo, forse nel suo ruolo il saluto si può ancora usare, ma che io ricambi in effetti non va… Caxxo spero non lo racconti in giro, non voglio avere problemi.

Durante la notte

Voglio farlo anche io…

La mattina seguente andai al collocamento.
«Voglio cambiare mestiere» passo la carta sotto il plexiglass dello sportello,
Tipa: «Lei risulta essere un impiegato a tempo indeterminato della Exxel Co., dove desidera fare richiesta?»
Desidera ha detto… non so se mi ricordo come si fa, comunque: «Alle consegne»
Tipa: «Vediamo… attualmente disponibile nella sua zona residenziale c’è solamente un part-time, presso la catena Italian food»

«È perfetto!»

Tipa: «Mi perdoni l’impertinenza, ma non ha alcun senso voler passare da un impiego prestigioso ad uno denigrante degno a stento di uno studente di classe D. Ha per caso subito un trauma per il quale vuole sporgere denuncia? Si trova al momento in stato confusionale?»

«Ehm, mi scusi lei… non parlo così tanto con qualcuno dal vivo da molto tempo e ho trovato lavoro alla Exxel Co. senza passare da qui. Mi dica, sono tenuto a fornirle le mie motivazioni?»
Tipa: «No, è un suo diritto tacermele, ma è certo della sua scelta? Io dovrò segnalarla perché a mio avviso sta attuando un comportamento illogico.”
«Se invece le dicessi che la logica sfugge pure a me perché non voglio fare un dramma del desiderio che percepisco, la rassicurerei in merito al mio stato mentale?»
Tipa: «Per niente signore. Anzi, mi allarma ulteriormente ammettendo di seguire un istinto contrario al buon lume». Lei porta l’indice della sua mano destra sopra al tasto rosso. Merda.

«Pssssssss!»

È un tipo in fila dietro di me… «Pssssssss!» insiste, forse ci stiamo mettendo troppo. La chiudo qui: «Signorina come non detto. La ringrazio di avermi aiutato a riflettere, forse avevo solo bisogno di una sana boccata d’aria. Mi scuso con lei per la perdita di tempo che l’ho costretta a subire».
Lei allontana la mano dalla console, accenna un sorriso con lo sguardo assente, poi del tutto atona: «Si figuri. Il prossimo».
In effetti ha davvero ragione lei, questa fantasia romantica sul consegnare pacchi è proprio una stronzata. Che cosa sono venuto a fare?
«Psssssssssss!» Ancora quel tipo, ma… «Cosa vuole?»

Quel tipo: «Ho bisogno di un facchino, ma dovrai tenerti l’altro lavoro perché questo non può figurare»
«Che dice?» Non esistono più lavori a nero, non avrebbe senso averli. E anche se fosse «dovrei denunciarla»
Quel tipo:  «Non sai nemmeno che lavoro è!»
«Ma si è approcciato in modo losco facendomi capire che si tratta di qualcosa di illegale!»
Quel tipo: «Siamo ai margini della legalità, non li passiamo»
«Ai margini della legalità, cos’è un avvocato?»
Quel tipo: «No, ma è interessante che pensi a loro in questo modo»
«Non è così, ma i sofismi sono alla base della giurisprudenza»
Quel tipo: «Vero, e tu sei un pensatore»

«Solo un comune analista…»
Quel tipo: «Che vuole fare le consegne»
«Se ne dimentichi, ho mangiato una pizza con i funghi, deve avermi frastornato»
Quel tipo: «Una cotto e funghi normalissima non ha di questi effetti»
«Ma lei cosa ne sa?» Lo agguanto e lo sollevo mettendolo in punta dei piedi.
Quel tipo: «Buono-buono signor Dessé non vorrai attrarre l’attenzione»
«Potrei, sono nel giusto»
Quel tipo: «Su questo ho da ridire, mi hai messo le mani addosso»
«Ma lei…»
Quel tipo: «Cosa direbbero i testimoni?»
«Niente…»
Quel tipo: «No-no-no, non demordere ora. Te lo dico io, direbbero che sei venuto qui vaneggiando allo sportello e poi una volta uscito hai afferrato un uomo sconosciuto senza alcuna ragione». Lo mollo e mi allontano. Lui mi segue. Senza voltarmi continuo a parlargli.
«Perché mi sta importunando? Cosa vuole?»
Quel tipo: «Voglio offrirti un lavoro»
«Ne ho già uno»

Quel tipo:  «Ma non ti soddisfa»

«Le ho detto di dimenticare quello che ha sentito prima»
Quel tipo:  «Ma lo desideri da prima di prima»
«Non so come faccia a saperlo ma di sicuro sarò più attento nel custodire la mia privacy»
Quel tipo: «Oh sì dovrai esserlo, senza dubbio. Ti osserviamo da tempo, non è facile trovare un bravo facchino di questi tempi»
«Non la seguo, come fa a dire che io sia bravo? Non l’ho mai fatto»
Quel tipo: «Sono io a seguire te. Si capiva già che avresti potuto»
Ma cosa? «Di certo non dalle mie forti spalle»
Quel tipo: «Non occorrono»
«E allora in cosa mi sarei distinto?»
Quel tipo: «Non puoi fare a meno di tenermi testa, specialmente quando la circostanza si avvicina al nonsense, è una qualità preziosa»
Questo è pazzo… «Devo rifletterci…»
Quel tipo: «Molto bene, ma ti suggerisco di farlo passeggiando, aiuta a schiarirsi la mente»

Finalmente ha smesso di seguirmi. Lui e chi per lui mi stanno spiando, sicuramente si tratta di qualcosa di illecito. Potrebbe essere pericoloso… è meglio se faccio davvero quattro passi prima di rientrare!

Capitolo 2: Tu m’apri il riso

Ora il giovane uomo incontra una donna squisita e il suo cuore si riaddolora. Cos’è questo fuoco che mi batte nel petto? La dama cortese vuol andare al suo paese, non riesce a passare e chiede «è permesso?», ma il giovane esplode in un abbraccio d’amore.
Allora lei e la folla d’intorno schiamazzano «allo stalker, al maniaco!». Lui si sta pentendo di averlo fatto, è stupito di sé stesso: non si era mai comportato da primitivo. Ripercorre rapidamente la sequenza dei fatti che lo hanno portato a quella spiacevole situazione.

Sono stati gli odori! L’argenteria del banco del mercato antico, la muffa sulle stoffe dell’antiquario, gli ortaggi e la frutta succosa, e poi lei, costretta a passargli accanto per la convergenza dei muri di quel vicolo. Lei e il suo profumo setoso, morbido e caldo lo hanno teletrasportato in un sogno erotico di trama ancestrale.
Eppure ora lei grida ed emana un forte disprezzo per quelle furtive carezze.
Si sta avvicinando la polizia quando un’altra mano stringe la mia, mi tira e sento sussurrarmi: «scappa».

Lo faccio! Con la mia mano nella sua sento le gambe così leggere da immaginare delle ali a sostegno dei miei piedi. Seminiamo tutti, al sicuro, soli, ci fermiamo a riprendere fiato, quindi scopriamo il viso togliendoci le mascherine. Non ho mai visto niente di più bello… ma ho imparato la lezione, non la sfiorerò.
Lei invece lo carezza sulla guancia: «Mi sa che dopo questa bravata dovrai lasciare anche il tuo impiego alla Exxel Co.»

Mi venga un colpo!

«Sei tu? L’impiegata robot del collocamento!»
«Eri davanti ad un mio ologramma, non ad un robot»
«Che importa! Tutto questo è successo a causa tua!»
«Abbassa la voce, io sono cresciuta in una famiglia di pensatori ma ho imparato a comportarmi conformemente al sistema»
«Sei pure un’ipocrita!»
«Buongiorno dolcezza, dovremo pur campare! Ah ho capito, sei uno di quelli… non ti sei ancora deciso se vuoi fare qualcosa per riprenderti la tua vita ma parli di resistenza oltranzista. Bravo»
«Tu e la tua combriccola di pazzi mi dovete lasciare perdere. Me ne torno a casa»
Mi prende per il braccio poi: «sei stato schedato, io ho solo fatto una corsa per prenderti prima di loro»
«Non posso tornare a casa?»
«Sì che puoi, ma non so cosa ti ricorderai dopo il trattamento»
«Mhh…»

«Posso offrirti il pranzo? Per ora basterà non passare la tua carta»
«E dopo?»
«Deciderai se vuoi sparire e rifarti una vita, Gus dice che saresti un ottimo facchino»
«Quello stramboide si chiama Gus dunque, e tu?»
«Ella. Piacere. Si chiama Gianluca ma noi lo chiamiamo Gus. Tu sei Marco, giusto?». Lo sa benissimo come mi chiamo. Ella. Mi stringe la mano e sorride guardandomi negli occhi, sono completamente rilassato. Poi senza lasciarmi la mano si volta e dice: «Andiamo dai». Resto felicemente inebetito. Ci infiliamo gli occhiali da sole sopra la mascherina e andiamo a pranzo in un locale con i tavolini all’aperto.
Siamo lì, tra noi un vasetto con dei fiori finti, una brocca d’acqua fresca, due coperti e un cestino di pane integrale ai cereali- tostato. Iniziamo dai quadratini croccanti e ci guardiamo ancora.

Capitolo 3: Il facchino condannato

Rieccolo quel Gus. Ho seguito Ella fino a questo posto senza chiederle niente, dopo aver pranzato con lei in completo silenzio. Avrei sperato che si trattasse della sua camera da letto e invece mi ritrovo in uno studio di creativi di una rivista di perfetti sconosciuti.
Gus: «Solo nella letteratura possiamo ancora parlare di libertà di pensiero e di espressione»
«Di cosa sta parlando?»
Gus: «La Rete non ha potuto approvare un Indice dei libri proibiti. La nostra è una rivista letteraria.  Qui parliamo di sogni, di bellezza, del nutrimento della nostra Anima»

«Chi ha bisogno di un’anima quando ha i poteri di Dio?»
Gus: «Hai centrato il punto. Qui possiamo creare individualmente. Te l’ho detto: siamo ai margini della legalità. Prossimi ad essere rilevati come un Bug. Ma quel bug, qualora esplodesse, rappresenterebbe la vittoria della natura umana»
«Non credo di averti capito»
Gus: «Finalmente mi hai dato del tu, io sono Gus»
«Il tuo vero nome è Gianluca, so tutto»
Gus: «Se è così, vorrai  scriverlo»
«Non mi ero distinto come facchino?»
Ella: «Puoi essere quello che vuoi, ma ti servirà di guardare, prima di sentire il bisogno di afferrare la penna secondo me». Mi allunga un taccuino con un foglio.
«Cosa rappresenta questa lista?»
Ella: «Noi consegniamo a mano, solo cartaceo»
Gus in disparte a me: «Quanto è bella?»
Sì, è proprio bella.

Capitolo 4: Ella

Da piccola ho conosciuto La Solitudine.
Volevo parlare con gli altri bambini di cose a cui loro nemmeno pensavano. Volevo un’amica, qualcuno a cui affidare i miei più segreti pensieri. Ma non ci sono mai davvero riuscita. Giocare mi rendeva spensierata, e il bisogno di intimità crebbe come una potenza magica dentro di me che finì per aumentarmi così tanto l’empatia che mi bastava sfiorare accidentalmente qualcuno per avvertirne i pensieri. E sotto le maschere di civiltà riuscii a scorgere delle pulsioni negate e annidiate nel petto di quelli intorno a me: mostri orrendi. Non potevo farci niente, dopotutto ero solo una bambina.
Da allora gli altri mi fecero ribrezzo.

Poi capitò che a una mia compagna di classe morì il padre e, senza che me ne accorgessi, finimmo più volte a parlare di morte, dell’aldilà, di Dio.
Che fine aveva fatto Dio? Dio sei tu e lo sono gli altri. Io non credevo più a niente. Il suo dolore era anche il mio. Fu la mia prima vera amica e, nonostante la lontananza, lo siamo ancora.

E ora ecco Marco Dessé, chiamato a giocare con i miei amici solo perché ancora sappiamo vedere del buono nella gente. Tolta la mia di maschera, a lui sono subito piaciuta, direi che ha del potenziale…
La prima forma d’amore che ricordo di aver sperimentato è il cordoglio, ma per lui è diverso: è un uomo semplice che riscopre i suoi istinti sacrificandosi ai sensi. Credo che sia un tipo interessante dopotutto. Gus ci ha visto giusto. Non occorrerà dirgli niente, ci arriverà da solo. Ma avrà noi accanto: lui consegnerà i nostri scritti e noi lo custodiremo tra le nostre braccia.

Ella a Gus: «Lo facciamo dormire da te o da me?»
Gus: «Eh la mia sorellina Rosa se lo mangerebbe a colazione, sarà meglio che sia tu ad ospitarlo»
Dormirò da lei?

Capitolo 5: Il trasloco

(All’ingresso della casa di Ella, mentre camminano).
Ella a Marco: «Placa i tuoi bollenti spiriti malandrino»
«Eh? Malandrino?». Mi misi a ridere di gusto. Lo intravidi solo, ma lei arrossì. «Come fai a vivere in questo posto lavorando all’ufficio del collocamento di giorno?»
Ella: «Oltre a fare la scrittrice anonima la notte vuoi dire? Sono di buona famiglia»
«Oh ecco, si spiega tutto: la classica figlia di papà ribelle»
Ella: «Non ti permettere di giudicarmi»
«Scusa…». Improvvisamente mi sentii  un verme.

Ella: «Qui trovi dei vestiti, qui gli asciugamani, e per cena abbiamo l’agnello.”
«Mi prendi in giro? L’agnello?»
Ella: «Certo che ti prendo in giro, è vietato. Vado a scaldare la zuppa di zucca e patate, da domani ti assegnerò anche dei compiti per la casa. Ma stasera andiamo in stampa quindi ceniamo e poi a letto presto»
«Dove dormo?»
Ella infastidita: «Nella camera degli ospiti»
«Addirittura… I tuoi devono essere famosi»
Ella: «Mio padre conduce il giornale di Stato e mia madre investe in borsa, ed è brava». Lo disse prima di chiudersi la porta alle spalle.
Ero stato lasciato nella mia futura stanza.

Capitolo 6: Gianluca

In copertina sul numero partito per la consegna nessun titolo, solo questo testo, nero su bianco:
«Da dove nascono i fiocchi.
Sono venuto al mondo come un esteta e mi ritrovo a giocare il ruolo di profeta. Come da una neve leggera, quello che io bramo è andato del tutto svanito. Smantellato in vero, da ciò che è più pratico, come se il fine fosse l’unico risultato. La logica della ragione passa da un cuore congelato. Quando l’ho realizzato, il mio nome è cambiato»

Marco a Ella: «Grazie di accompagnarmi nel mio primo giorno»
Ella: «Che te ne pare del testo di Gus?»
Marco: «Ma la vostra rivista non ce l’ha un nome?»
Ella: «Sarebbe troppo nominabile e immutabile se ce l’avesse, la nostra rivista»
Marco: «Ma senti, Gianluca è un matto?»
Ella: «Può darsi… ma è prima di tutto un grande artista, e un ottimo amico»
Marco: «E tu hai molti amici?»
Ella: «Pensa a lavorare e basta»
Restiamo in silenzio per un po’.

Ella: «Li conoscerai tutti e saranno anche tuoi amici, se ti comporterai bene con loro»
Marco: «Non so se so farlo»
Ella: «Come ti ha detto Gus, si capisce che puoi farlo»
Marco: «Ci stavi ascoltando?»
Ella: «Sì, lo stavamo facendo tutti»
Marco: «Anche adesso ci ascoltano?»
Ella: «No, per ora sei affidato a me. Ti ascolto solo io»
Marco: «Ho dei microfoni addosso?»
Ella: «Non servirebbero a molto, io ascolto più in profondità»
Marco: «Ma di che caxxo parli?»
E lei mi baciò, teneramente sulle labbra, e la mia rabbia si sciolse…così come il sole scioglie la neve a primavera.

Capitolo 7: Ok

Sopraggiunge Gus e schiocca le dita dicendo: «Tutti nella sala serigrafica!» Di sottofondo l’allarme della rivista in stampa.

Ok, lo staff è solo di cinque persone, poi ci sono io,  il cosiddetto facchino. Certo qualcuno quando riesce a prendere contatto con la rivista ordina la collezione completa, ma di solito consegno solo una copia per volta.
Priscilla oltre a scrivere fa qualcosa di simile a me, ossia lavora alla  diffusione: è un’insegnante e tra i corsi di letteratura avanzata fa passare la rivista come materiale anarchico da studiare. Grazie al suo lavoro abbiamo piglio sugli universitari.

Margherita non scrive, lei illustra. Le copertine sono schifosamente essenziali, ma una volta aperta la rivista è gremita da disegni fantastici…  devo ammetterlo, non avevo mai visto qualcosa di simile.
Rodrigo cura la grafica e l’impaginazione, e scrive pure, di tanto in tanto.
La maggior parte dei contenuti sono sfide di penna tra Gianluca ed Ella. Loro due sono solo amici, me lo ha detto lei, e poi ho scoperto che lui sta insieme al nostro collaboratore occasionale Roberto, detto Bob. Ma chi è Bob continuo a non saperlo.

FINALE …

Ricordiamoci che è un gioco. Secondo te come va a finire?

Inviaci il seguito per email a: redazione@laganza.eu

I finali più belli verranno pubblicati il mese prossimo!

Se invece ti ho lasciato con troppe domande e nessuna risposta, inviaci semplicemente quelle: partirò dai tuoi dubbi e dalle tue curiosità per sviluppare il resto della storia insieme.

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Alice Bianchi

Alice Bianchi

Nata e cresciuta a Pisa, dopo il triennio in comunicazione e il corso pre-accademico di canto lirico al Mascagni di Livorno, ha iniziato a studiare editoria digitale. Nonostante ritenga di avere una vita sconclusionata, si sente ganza e "La Ganza" l'ha fondata. Ma l'ha fatto più che altro per ruzzare in bella e buona compagnia.

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