Il Messaggio

Il Messaggio

Ebbene sì, l’ho fatto di nuovo. Ci sono ricaduta.
Eppure me lo ero promesso, ripromesso, mi ero giurata che mi sarei tagliata le mani ma non lo avrei più cercato e invece… INVIO.
E il messaggio è partito. Non so cosa scatti nella mia mente, quale neurone si spenga improvvisamente ed io dimentichi tutto quello che mi ero prefissata e mandi quello stramaledetto messaggio.

Ma la domanda è: “Perché lo facciamo?” ho parlato al plurale perché vi prego, datemi “l’amara” consolazione che non sono l’unica che a volte “soffre” di questa malattia, che chiamerei “getto la mia dignità al vento”.

Eh si, perché è proprio quello che faccio, che facciamo, ogni volta che premiamo il tasto invio, ogni volta che crediamo, non so per quale strano collegamento mentale, che quello che stiamo facendo è giusto, magari che serva pure a qualcosa, a dimostrare qualcosa… e invece no! Oh beh, sì, serve, serve a dimostrare alla persona che lo riceve che siamo ancora lì, con quel sassolino nella scarpa che non vuole uscire, con quello spillo che ci punge ancora e ancora… e amiche mie, non contano gli stati su Whatsapp dove ci mostriamo fighe e tirate, non contano i post su Facebook o Instagram dove sbocciamo con gli amici e mostriamo grandi sorrisi, nel momento in cui premiamo invio diamo solo l’ennesima dimostrazione di quanto siamo ferite.

Che poi, che avremmo mai da dire di così importante che non abbiamo già detto? Cioè, non lo senti da giorni, settimane, magari mesi, e allora, a che serve scrivere un messaggio INUTILE, solo per riallacciare un discorso che era già chiuso?

Crediamo nel miracolo? No, perché se il miracolo ci doveva essere c’era già stato…

Crediamo nel “Ah beh se mi sente magari si ricorda che esisto e visto mai gli scatta di nuovo qualcosa…” sbagliato pure quello: con tutti gli stati e le foto in cui ci mostriamo toniche, felici, truccate e pettinate come se fossimo pronte per una festa su uno yatch di Briatore in Costa Smeralda, se qualcosa doveva scattare era scattato…

E le risposte… non so voi ma finché non risponde controllo il telefono ogni secondo, in pratica diventa il mio “concentrati e guarda un punto fisso”; poi risponde.

E il 120% delle volte non risponde MAI quello che vorremmo sentirci dire e lì scatta il “Ma chi me l’ha fatto fare, guarda figura che ho fatto, potevo stare ferma, accidenti a me, eppure non ho ancora imparato nulla, al cesso, tutti gli sforzi buttati al cesso…”

E non parlo solo di relazioni sentimentali, ma anche di amicizie e o di parentele; quando quel “qualcosa” non va giù, non c’è soluzione, prima o poi ci ricaschiamo.

Ultimamente sto cercando di attuare la regola del “accetta e lascia andare ciò che non puoi cambiare”: ci provo eh, ci provo davvero e so che è proprio così che dovrebbe essere: se non ci ama più, se non ci rispetta, se ci trascura, che sia un fidanzato, un’amica o un parente, semplicemente dovremmo amare più noi stesse e accettare che le cose vadano come devono andare, perché non si possono cambiare.

Messaggio: ama te stessa
Fonte: publicdomainpictures.net

Ma se siete come me, che quel tarlo non vi esce dalla testa, e che ogni tanto, nonostante i buoni propositi, ci ricadete, trovate, troviamo, qualcosa da fare quando ci scatta l’interruttore e siamo fermamente convinte che QUEL messaggio proprio è necessario.

E credo che scrivere sia una delle cose migliori.

Sì, farò così: la prossima volta che vorrò prendere il telefono in mano e gettare la mia dignità al vento, spegnerò il telefono, prenderò un foglio e scriverò lì il messaggio, conterò fino a centosettantasettemiladuecentoquindici e poi “spero” mi renderò conto che stavo facendo un’enorme cavolata e lo butterò via, accenderò di nuovo il telefono e chiamerò un’amica, la mamma o magari anche un numero a caso e sarò fiera di me, e sicuramente più felice!

E per tutte quelle che invece riescono a dire sticazzi con estrema facilità, posso dire solo una cosa.. vi stimo.

Virginia

Virginia

Io sono Virginia, una ragazza di quasi 40 anni, single, con una lunga storia alle spalle, un lavoro precario, una casa non mia, 2 cani, e una vita diciamo piena, complicata, stramba e a volte assurda. Una vita che condivido con poche amicizie, poca vita sociale, tanti sogni e tante speranze. Sono una di quelle che vengono definite “fortunate” dalle mamme che hanno mille cose da fare, “sfigate” da quelle che hanno la vita perfetta, “disperate” da quelle che non hanno coraggio e “senza via di uscita” dalle mamme e dalle nonne! Ma se a quasi 40 anni non ho la vita perfetta, ho comunque la possibilità di continuare a sognare, di sentirmi un giorno una quindicenne e il giorno dopo una ottantenne (a volte succede anche più volte nello stesso giorno), di mangiare quando ho fame e dormire quando ho sonno, di svegliarmi un giorno con una lista di cose da fare e arrivare alla sera e non averne fatta una, o di darmi una serie di regole che posso scegliere o meno di seguire. Quindi, ecco chi sono io. Sono Virginia, ho quasi 40 anni e sono una imperfetta ragazza alla ricerca della mia stabilità!

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