Il femminismo ci fa capire che prima di costrutti sociali siamo persone

Il femminismo ci fa capire che prima di costrutti sociali siamo persone

Innanzitutto la domanda e la risposta fondamentali, da cui parte tutto il mio ragionamento: che cos’è il genere? Il genere è un costrutto sociale.

Nello spiegare cosa sia il genere, difatti, si usa molto spesso anche il termine «sesso biologico»: il genere è il “sesso” in cui ci si riconosce (uomo, donna, entrambi, più di entrambi, nessuno..), mentre il sesso biologico è, ovviamente, “ciò che ci si ritrova fra le gambe”, per dirla col poeta.

In questo mio discorso prenderemo esclusivamente in considerazione la casistica binaria uomo-donna.

Vi sarete resi conto, anche nella vostra personale esperienza di vita, che esistono parecchie convinzioni e credenze legate al fatto di essere biologicamente uomo o donna: prendiamone ad esempio alcune.

Se sei un uomo: è chiaro che da piccolo ti piacerà giocare con macchinine e pistole giocattolo (non sia mai che tu giochi con le bambole… come se gli Action Man non fossero bambolotti armati!); da adulto è probabile che le macchine ti piaceranno ancora (e forse anche le armi e il pallone); avrai sicuramente un’indole più violenta e aggressiva rispetto alla tua controparte femminile; sentirai il dovere sociale di portare a casa uno stipendio almeno uguale a quello della tua compagna per non sentirti sminuito nella tua virilità; avrai sicuramente bisogno di fare più sesso rispetto a una donna, e potrai farlo senza essere chiamato con nomi poco simpatici. Ah, e probabilmente non sarai in grado di cucinare, né di occuparti della casa.

Se invece sei donna: adorerai Barbie e bambole da bambina; trucchi, profumi e gioielli da adulta; fare shopping ti manderà in estasi; bellezza e cura di sé dovranno venire per te sempre al primo posto; dovrai essere una perfetta padrona di casa, la quale, ça va sans dire, sarà sempre pulita e splendente; sarai dolce, sensibile, dalla lacrima facile e materna, infatti il tuo più grande desiderio sarà di sposarti un giorno e di avere almeno un figlio; se vai a letto con troppa gente sarai riconosciuta come poco di buono (sapete tutti la parola che sto censurando). Ah, e guai a non depilarsi le gambe.

Entrambi questi elenchi collegano personalità individuali e ruoli sociali delle persone al genere, e quindi a un costrutto sociale, più che all’individualità di ciascuno. Tutto questo slatentizza la soggettività, ed è per essa estremamente limitante.

È innegabile che la biologia, e dunque il sesso biologico, giochino un ruolo importantissimo nelle vite di ognuno di noi, ma si deve distinguere biologia da sociologia (e quindi da misoginia, misandria, maschilismo). È da questo scardinamento che nascono tutti i problemi per il rispetto dell’individualità.

Perché ricordiamoci bene (e qui giungo alla fine del ragionamento) che ‘femminismo‘ non è il contrario lessicale di ‘maschilismo‘; nossignore. Mentre il maschilismo predica il dominio del genere maschile su quello femminile, la sua controparte (nella definizione precisa ed inattaccabile del TedX Talk We should all be feminist del 2012 della scrittrice nigeriana Chimamanda ‘Ngozie Adichie, ormai passato alla storia per aver aperto le porte al femminismo del terzo millennio e reso famoso anche grazie alla canzone di Beyoncé “Flawless” in cui se ne citano i passaggi più salienti) predica l’uguaglianza sociale, politica ed economica dei sessi. Niente MASCHI VS FEMMINE, niente FEMMINE >MASCHI, I MASCHI FANNO SCHIFO o altre simili filastrocche d’asilo.

Se, per esempio, ad una donna piace giocare a pallone o tirare di boxe, potrà (e dovrà) essere libera di farlo senza essere guardata con diffidenza sia da uomini che da donne se non è la campionessa a livello nazionale. Così come un’altra donna, se non sentirà il desiderio né di sposarsi né di avere figli, dovrà sentirsi definire una “donna incompleta” dal prossimo.

Stesso vale per l’uomo che non si interessa di calcio o di Gran Premi ma ha bensì hobby più “femminili” come il teatro o la danza. Un uomo che si commuove e dà sfogo alla propria emotività davanti a un’opera d’arte, uno spettacolo teatrale, un pezzo d’orchestra, un film, può (e deve) essere libero di farlo senza essere definito col nomignolo dispregiativo di “femminuccia”.

Nessuno di noi è unilaterale: tutti abbiamo una parte più maschile e una più femminile nella nostra interiorità, e dobbiamo sentirci ed essere liberi di esprimerle entrambe senza essere stigmatizzati.

Dunque, la prossima volta che veniamo trattati non come personalità individuali ma come costrutti sociali, ricordiamoci di cosa ci insegna il femminismo. E ringraziamolo.

Benedetta Pancrazi

Benedetta Pancrazi

Una rara pisana "in sede". Innamorata (e studiosa) delle lingue e dei linguaggi, affascinata dagli esseri umani, minimalista per vocazione. Classe '93.

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