Il Buono, Il Brutto, il Queer, e il Gender…

Il Buono, Il Brutto, il Queer, e il Gender…

E il Cattivo dove sta?

Mai come oggi siamo in un film western della parola, tutti sono opinionisti e tutti sparano giudizi a zero, senza pensare un attimo al significato delle parole che si usano e all’effetto che fanno sugli altri. Ma poi, veramente le parole che “spariamo” sono in grado di veicolare il nostro messaggio e centrare il bersaglio? Oppure il “non prendersi sul serio” viene usato come una rivoltella nei vecchi film western? Ricordiamoci che quei proiettili possono ferire e lasciare cicatrici, a volte indelebili.

Mano arcobaleno con cuore intarsiato che simboleggia le cicatrici della vita
Photo by Sharon McCutcheon on Unsplash

Quale parola così “esplosiva” e “pericolosa”, tanto da infervorire diversi gruppi di persone e trasformarli in veri e propri banditi dei diritti umani, tratteremo oggi? 

Partiamo dal famosissimo GENDER: che, anche se non ci si crede, ha una traduzione in italiano, non molto usata (altrimenti non sarebbe più così esplosiva). E come si traduce??? “IDENTITÀ DI GENERE”

E cosa sarà mai? 

L’identità di genere è il senso di appartenenza di una persona a un genere con il quale essa si identifica. Inoltre non deriva necessariamente da quella biologica e non riguarda l’orientamento sessuale. L’identità di genere può essere correlata al sesso assegnato alla nascita o può differire da essa. 

cit. Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Identit%C3%A0_di_genere)

Che poi, detto fra noi, l’identità di genere è parte di ogni essere umano, uomini, donne o altro. Questa dinamite non è altro che l’identificazione personale individuale in un genere sessuale o in nessun genere sessuale.
Per essere più chiari: “Io sono Mario, sono nato col pene, e mi sento di appartenere al genere maschile”, oppure “Io sono Laura, sono nata con la vagina e mi identifico nel genere femminile”, entrambi questi esempi cadono nella definizione di CISGENDER. 

Ma allora quelli che come me sono nati con il pene ma non si identificano appieno nel genere maschile cosa sono? Io non mi identifico neanche nel genere femminile, in quanto peloso e barbuto. Qui entra in gioco la cosiddetta “modernità”, che ha finalmente capito che limitare il genere sessuale solamente a maschile o femminile non è più identificativo dell’evoluzione della razza umana; mettendoci a disposizione nuovi modi per definire la propria identità. Tra l’altro non è nulla di nuovo, anche i nativi americani storicamente riconoscevano fino a cinque identità di genere.

Il famoso “Non Binary” per esempio, è un termine che indica l’identità di genere di chi non si riconosce nel maschile e nel femminile, ma che vuole essere anche approcciato in maniera neutrale, con dei pronomi neutri. 

Quelli come me a cui non interessa che si usi il maschile o il femminile – l’importante è il rispetto nel porsi – cadono sotto la terminologia QUEER.

Sia Queer che Non Binary vengono utilizzati come “termine ombrello”, sotto il quale ci possono stare più casi di identità di genere. 

Ed è proprio per questo che ci sono aziende che hanno iniziato a sviluppare dei moduli, dove non bisogna più scegliere tra uomo o donna, ma si possono scegliere pronomi liberi. 

Anche perchè è riduttivo al giorno d’oggi approcciare le persone “solo” in base al genere biologico. Sarebbe meglio concentrarsi sulle qualità della persona. Su cosa accomuna le persone, gli interessi, i gusti nel cibo, gli hobby e le passioni, etc… 

Dopotutto siamo la generazione di We are the World, cresciuti con pubblicità che includevano gente di tutte le razze e i colori o dove Raffaella Carrà stava sdraiata in mezzo a dei bambini in una campagna pubblicitaria meravigliosa fotografata da Oliviero Toscani. 

Foto: Oliviero Toscani

Perchè dobbiamo farci spaventare da qualcuno che è “diverso”? Che poi, diverso da uno schema che ci è stato imposto da bambini? 

Finalmente siamo arrivati alla consapevolezza che il blu per i maschietti e il rosa per le femminucce sono tradizioni passate. Anche la Disney e la Pixar hanno smesso di raccontare storie dove è sempre il Principe Azzurro a salvare la Principessa. Ormai sappiamo come sia rimasta una fantasia, tanto che la parodia di casa Surace “Le favole disney al sud” ne è un meraviglioso esempio. 

Le FAVOLE DISNEY al SUD – SOUTHERN DISNEY’s FAIRYTALES – CASA SURACE

Ma in questo film Western dove il saloon della vita è pieno di terminologie colorate, la gente non usa più stivali con lo sprone e le armi da fuoco si sono spostate dalla mano alla bocca, non posso fare a meno di chiedermi: Chi è  il cattivo? 

IL CONFORMISMO!

GIANPAOLO BENTIVEGNA

GIANPAOLO BENTIVEGNA

Vision: "Una voce provocante che smuove le coscenze!" Professionista nel settore web, da un paio d'anni si è dato a progetti artistici di makeup e spettacolo. Identificandosi come Queer e vivendo a Berlino, ha come obiettivo quello di condividere esperienze e passioni usandole come spunto di riflessione per una discussione costruttiva!

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