Bullismo, ne parliamo mai abbastanza?

Bullismo, ne parliamo mai abbastanza?

Di solito amo parlare di tutto ciò che ruota intorno all’arte.
Viaggio nel tempo, scovo personaggi e attraverso loro narro di libri, film o opere teatrali.
Stavolta però sento la necessità di spostare la mia attenzione su qualcos’altro. Su un tema che ancora oggi ci fa accapponare la pelle e che trova voce nella parola “bullismo“.

Partiamo dalla definizione del vocabolario: atteggiamento di sopraffazione sui più deboli, con riferimento a violenze fisiche e psicologiche.

Sopraffazione” già mi fermo e mi viene da domandarmi da dove nasce il diritto di poter sopraffare qualcun’altro. Perché un essere umano dovrebbe sentirsi superiore a un altro? Perché dovrebbe rifarsela con i cosiddetti “deboli“? Siamo inoltre davvero sicuri di poterli chiamare così? Quando ero più giovane l’argomento si trattava con noncuranza, quasi come se fosse nella norma. Oggi per fortuna se ne parla di più, ma sta servendo davvero a qualcosa? Lo facciamo nel modo giusto?

Fonte: Unplash

Sapete come mai mi sono sentita in dovere di dire la mia? Per passione scrivo su una piattaforma gratuita una storia d’amore. Ho avuto così modo di conoscere persone e osservarne i comportamenti. Non scenderò nei dettagli di ciò che mi è successo, sarebbe inutile e tedioso. Ho visto delle autrici ironizzare su altre, ridicolizzarle per i contenuti che ritengono fotocopiati. Il chiaro messaggio che passa è: “Attenetevi tutti a quello standard, solo così avrete successo”.

E questo non è forse ciò che ci viene detto nella vita di tutti i giorni?

Siate tutti uguali e non pensateci neanche lontanamente a fare qualcosa di diverso! Sapete anche io sono stata vittima delle prese in giro. Prima per la pelle troppo chiara, poi per gli occhiali, poi perché ero la secchiona di turno. Ogni ricordo è marchiato sulla mia pelle. Ricordo ancora quando una volta sono entrata in classe e ho trovato le offese scritte sulla lavagna. O il giorno in cui una compagna mi ha tirato un sasso perché si credeva migliore di me.
Ho pianto, tanto e quel dolore posso ancora sentirlo vivo dentro di me. Non ho reagito in maniera evidente davanti a loro, ma l’ho fatto dentro di me.

Ho mostrato loro la mia sofferenza, lo ammetto, piuttosto che apparire superiore ho dato prova di quanto mi colpissero. Crescendo, però, ho fatto tesoro di tutto ciò. Ho imparato che non è il colore della pelle a definire le persone che siamo. Essere studiosi non è un difetto, ma aiuta a creare il proprio bagaglio culturale. Soprattutto ho capito che non è con la violenza che si dimostra la propria supremazia.

Volete sapere però qual’è la cosa più grande di tutte che ho appreso?

A non stare zitta. Se vedo soprusi, bulli esercitare il proprio “potere” io ora parlo. Difendo me stessa o chi ne può aver bisogno. Ora ci sono i social, tutto è scritto e fatto pubblicamente perché ci si sente più grandi dietro a uno schermo. Mi tolgono il follow? Mi bloccano? Non fa niente, io continuo a parlare, divento logorroica se necessario. Questo però è il minimo che possa capitare, perché si sa a noi umani non basta mai. E allora oltre alla violenza psicologica abbiniamo anche quella fisica che a volte porta addirittura alla morte. E se facciamo davvero “centro” c’è chi sceglie il suicidio pur di non sopportare più il dolore.

Fonte: Unplash

Sono due i messaggi fondamentali che passano. Dobbiamo tutti conformarci a chi si ritiene superiore, a loro immagine e somiglianza. E dobbiamo rimanere indifferenti per non pagarne le conseguenze. Questo è ciò che ci dice la società e a ruota i media. Sapete invece come rispondo io?

Non ci sto!!!

Non ci sto ora né mai! Niente riuscirà a fermarmi, a tapparmi la bocca. Combatterò sempre contro chi vuole affermare la propria supremazia. Siamo tutti essere umani, con pregi e difetti ma è doveroso renderci liberi di essere chi vogliamo! Lo grido anche a voi che leggerete queste parole. Non state zitti, alzate sempre la mano per dire la vostra. Per fermare chi abusa delle proprie possibilità per farle del male a qualcun altro. E soprattutto siate voi stessi, non permettete a nessuno di dirvi come farlo!

Serena Bertoli

Serena Bertoli

Nata a Pisa nel 1990. Diplomata come Ragioniere Programmatore, professione che svolgo da dieci anni. Mamma, scrittrice per passione, cantante e creatrice di video cover.

Commenta