Cosa è la stereofonia?

Cosa è la stereofonia?

La domanda pare scontata. Tutti sanno che gli impianti e gli apparecchi stereofonici sono dotati di due sistemi di altoparlanti (altrimenti detti casse, o diffusori). Dunque, la stereofonia è quella tecnica di riproduzione del suono che fa uso di due sorgenti acustiche.

Sì, cioè no. Non basta avere due diffusori per fare un impianto stereofonico. Il perché è più chiaro quando si analizza l’etimologia del termine “stereofonia”. Questa parola è l’unione di due parole greche, “stereos” e “phonos“, che significano rispettivamente “solido”, “tridimensionale” e “suono”.

Dunque, stereofonia significa “suono solido”, “suono tridimensionale”. E’ un modo un po’ raffinato per significare “un suono in cui le varie sorgenti originali registrate vengono riprodotte secondo la relazione spaziale che le caratterizzava nell’evento originale”.

Tutto chiaro, vero? Forse non proprio.

Per chiarirci le idee, partiamo da un impianto monofonico, cioè un sistema per la riproduzione della musica che fa uso di un solo altoparlante, o diffusore, o cassa acustica. Per esempio, il nostro smartphone quando lo ascoltiamo tramite l’altoparlante incorporato.

Prestiamo attenzione alle caratterisitche del suono che stiamo ascoltando. Timbrica piacevole (le varie frequenze sono riprodotte con i corretti livelli in relazione l’una all’altra, almeno per quanto possibile con un altoparlante così piccolo: probabilmente non sentiamo i 16Hz del pedale di un organo…), dinamica adeguata (cioè il sistema riproduce correttamente le variazioni di livello che i musicisti producono con i loro strumenti ed i cantanti col le loro voci), dettaglio curato (cioè il sistema rende in modo percepibile le piccole variazioni del suono e tutti i suoni di piccolo livello che aiutano ad avere una percezione realistica della musica, come i colpetti di tosse del pubblico in un concerto o lo strofinio delle dita sulle corde della chitarra…).

Tutto bene? Si, ma… provate a capire come i musicisti erano disposti davanti al microfono mentre suonavano.

Anche questa nozione contribuisce a rendere l’ascolto più realistico, fedele. Provate con un quintetto jazz, dovrebbe essere più facile. Il contrabbasso è alla sinistra o alla destra del sax solista? E la batteria? E’ dietro o a fianco al solista? Quanto è ampia la dotazione di tom, rullanti e piatti? Ed il pianoforte? Niente da fare: con un solo altoparlante, tutti i suoni sembrano giungere indistintamente dall’altoparlante stesso. Sì, magari le riflessioni del suono sulle pareti della stanza ci potranno dare l’impressione che il fronte sonoro sia più ampio di quello puntiforme generato dall’altoparlante, ma in effetti non abbiamo modo di capire come i musicisti fossero posizionati. I migliori impianti monofonici possono al massimo darci un’idea di quali musicisti fossero più vicini al microfono e quali più lontani (questi ultimi produrranno un suono più ovattato, più carente di alte frequenze), ma niente più: tutti in fila davanti all’ascoltatore.

Qualcuno penserà: ma per poter riprodurre fedelmente la posizione dei musicisti davanti all’ascoltatore occorrerà un altoparlante per ciascuno di essi!

Non è proprio così…

Ci viene in aiuto un principio della geometria, che dice che è possibile descrivere uno spazio tridimensionale tramite un sistema di coordinate su tre assi. Non solo: possiamo anche rappresentare questo spazio tridimensionale su un foglio (cioè su uno spazio bidimensionale), con opportune tecniche, usando un sistema di coordinate a due soli assi. Senza entrare troppo nei dettagli, il succo del discorso è che per descrivere tutto il suono di un evento musicale registrato, anche in termini spaziali, bastano due sorgenti sonore. Ecco perché tutti gli impianti stereofonici hanno due casse acustiche. Ovviamente, il suono deve essere opportunamente registrato usando due microfoni, ciascuno dei quali riprenderà il suono che verrà poi riprodotto da uno dei due altoparlanti del sistema. Per intenderci: se riproduciamo una registrazione monofonica attraverso un impianto stereofonico otterremo comunque un suono monofonico.

Naturalmente, quanto appena detto è solo il principio su cui si basa la stereofonia. Per massimizzare l’effetto stereofonico di un impianto, cioè affinché l’ascoltatore possa dire: “il contrabbasso è alla destra del sax solista, un po’ indietro, mentre il pianoforte è alla destra e la batteria dietro al sax con il charleston sulla destra ed il rullante sulla sinistra”, occorre che i diffusori vengano opportunamente posizionati davanti all’ascoltatore e che quest’ultimo sieda in una posizione abbastanza obbligata davanti ad essi (il cosiddetto “sweet spot”). Di sicuro, se posizioniamo i due diffusori appiccicati l’uno all’altro o uno sopra l’altro, l’effetto stereofonico svanirà. Analogamente se l’ascoltatore siederà tutto sulla sinistra o tutto sulla destra rispetto ai due diffusori. Non parliamo poi di posizionare i diffusori sopra l’armadio della camera o dietro al divano: sentiremo il suono (bene o male) ma non riusciremo certo a percepire la struttura della scena sonora.

Le regole

Le regole per utilizzare correttamente un impianto stereofonico non sono in fondo troppo complesse:

  • i due diffusori devono essere posti ad una certa distanza tra loro (quale, dipende dalle dimensioni dei diffusori e dell’ambiente,nonché della distanza dell’ascoltatore dai diffusori);
  • se possibile, la distanza di ciascun diffusore dalla parete laterale più vicina deve’essere la stessa per entrambi i diffusori;
  • l’altezza dei diffusori dal suono dev’essere tale che l’altoparlante deputato alla riproduzione delle alte frequenze (tweeter) dev’essere più o meno all’altezza delle orecchie dell’ascoltatore;
  • l’ascoltatore deve trovarsi a pari distanza dai due diffusori (cioè deve stare al vertice di un triangolo isoscele nei cui altri due vertici si trovano i diffusori);
  • bisogna ascoltare registrazioni stereofoniche (scontato, ma…).

Questi accorgimenti sono indispensabili affinché i suoni dei due diffusori arrivino alle orecchie dell’ascoltatore con i giusti tempi, il corretto contenuto frequenziale e le giuste relazioni di fase, elementi essenziali affinché l’ascoltatore abbia la percezione che il fronte sonoro prodotto dagli altoparlanti abbia una dimensione in larghezza, una in altezza ed una in profondità.

Con impianti di alta qualità, con diffusori correttamente posizionati in un ambiente opportunamente trattato acusticamente per evitare eccessive riflessioni e risonanze, l’ascoltatore ha la percezione che il suono non provenga dai diffusori, bensì da tutto lo soazio tra esso, i diffusori e, spesso, anche oltre ad essi.

Questa è la stereofonia ed è anche l’alta fedeltà.

Marco Manunta

Marco Manunta

Marco Manunta è un appassionato di musica riprodotta che ha fatto dell'alta fedeltà il proprio lavoro. Possiede più di 1500 LP e ha realizzato con la sua azienda M2Tech (www.m2tech.biz) un apparecchio che permette di registrare il vinile in digitale su computer con una qualità elevatissima.

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