Stravaganze (extra)accademiche #3 Un viaggiatore sedentario

Stravaganze (extra)accademiche #3 Un viaggiatore sedentario

Occasione spinta: il caldo di luglio intorpidisce i sensi e le sinapsi, su Facebook si moltiplicano selfie e reportage di viaggi in posti lontani e meravigliosi. Con un filo di invidia, #ioresto(ancora)acasa e approfondisco la mia conoscenza con Xavier de Maistre.

Foto della cattedrale di Lisbona,  per far viaggiare con l'immaginazione anche un viaggiatore sedentario
Foto di De Photos

Per ogni ricercatore l’estate è stagione insidiosa e ambivalente: se è vero che le biblioteche e gli archivi chiudono, è anche vero che si diradano lezioni, convegni e impegni istituzionali di varia natura. Dunque quale momento migliore per fare ricerca in santa pace?

Devo ammettere che dopo il lockdown la tentazione del riposo e il bisogno di vita all’aria aperta si sono fatti sentire con particolare insistenza. Come se non bastasse, da un paio di mesi le mie ricerche si sono arenate sulle forme e sui meccanismi della letteratura di viaggio – riportando costantemente alla mia attenzione un tripudio di viaggi, escursioni, esplorazioni e passeggiate.

Percorsi del genere odeporico

Al di là del mio contingente rammarico per la seconda reclusione casalinga, assicuro che le scritture di viaggio non sono sempre così entusiasmanti come si potrebbe pensare. Prima e in compagnia dei grandi classici come Robinson Crusoe ci sono infatti diari di bordo, relazioni, falsi resoconti – alcuni dei quali molto noiosi. In effetti la letteratura di viaggio si nutre, soprattutto fra XVII e XVIII secolo, tanto di dati concreti e scientificamente rappresentabili quanto di elementi fantastici; questo perché l’aspirazione a una registrazione quanto più possibile oggettiva e razionale della realtà, di evidente matrice illuministica, si unisce a un’esigenza di piacevolezza e a un gusto del meraviglioso non estranei a politiche di vero e proprio marketing editoriale ante litteram.

Già lungo il Settecento tuttavia, il genere si rivela sensibile a esigenze di sperimentazione e rinnovamento che porteranno a nuove forme di scrittura, piuttosto vicine alla nostra sensibilità contemporanea: relegando la funzione didascalico-istruttoria in spazi sempre più marginali, gli autori odeporici mostrano un progressivo interesse verso gli effetti e i riflessi del viaggio sulla coscienza dell’Io-viaggiatore. Esito estremo di questa tendenza sarà la formula del ‘viaggio nell’immobilità‘, dove lo spostamento fisico appare ridotto ai minimi termini; il movimento viene infatti impresso quasi esclusivamente dalle percezioni della voce narrante, tra impressioni concrete, associazioni libere ed evasioni dell’immaginazione.

Alle origini di queste narrazioni vi sono principalmente due testi: il Viaggio sentimentale di Sterne e il Viaggio intorno alla mia camera di De Maistre. Sfuggirò alla tentazione di parlarvi ancora una volta di Sterne [1] per presentare il secondo autore, forse meno noto ma altrettanto interessante.

Una forma di evasione

In realtà l’opera di Xavier de Maistre sembra aver suscitato negli ultimi mesi un rinnovato moto d’interesse, testimoniato tanto dalla recente traduzione in lingua italiana (Tarka 2020), quanto dai numerosi articoli che ne hanno rimarcato la corrispondenza con l’esperienza collettiva dell’isolamento nei mesi più critici della pandemia [2]. Effettivamente il Viaggio nasce a una condizione di reclusione, dal momento che de Maistre inizia a scrivere nel 1787 mentre si trova agli arresti domiciliari; rispetto a questo evento tuttavia, l’autore affida al suo narratore-personaggio un’orgogliosa rivendicazione di autonomia: l’esplorazione della propria camera, condotta per quarantadue giorni lungo altrettanti capitoli ed esibita nel titolo, non sarebbe frutto di una costrizione ma di una precisa e consapevole scelta.

Non vorrei, per nulla al mondo, che si supponesse d’aver io intrapreso questo viaggio per non saper che fare e forzato, in qualche maniera, dalle circostanze. Assicuro qui, e lo giuro su quello che mi è più caro, che avevo da lungo tempo l’intenzione di cominciarlo, ben prima dell’avvenimento che mi ha fatto perdere la libertà per quarantadue giorni. [3]

Nell’apprestarsi a descrivere il viaggio, il narratore rifiuta preventivamente ogni ordine o rigidità legati a un percorso lineare; l’andamento irregolare dei suoi discorsi replica tanto il movimento errante dello sguardo quanto la discontinuità del pensiero, sempre còlto da nuove impressioni e sensazioni. Sono proprio le fluttuazioni della mente a determinare modi e tempi del viaggio, con costanti ritardi e digressioni. Il ruolo dell’Io-narratore-viaggiatore risulta dominante se si considera che la descrizione della camera coincide, principalmente, con la rappresentazione degli oggetti accumulati nel corso degli anni; lenzuola, stampe, pipe e poltrone destano infatti non solo pensieri astratti ma anche ricordi.

Xavier de Maistre, padre dei viaggi della mente e del viaggiatore sedentario
Xavier de Maistre. Fonte Wikicommons

Alla scoperta del sé

Il Viaggio intorno alla mia camera assume perciò la forma di un’esplorazione, non sistematica ma non per questo meno efficace, della propria anima. Ne risulta, per usare i termini di Daniel Sangsue, una vera e propria «topografia dell’io»[4]. Non è un caso che il narratore indugi particolarmente sullo specchio, presentato al termine di un lungo capitolo sui quadri appesi alle pareti della camera; l’oggetto, «utile e prezioso per il viaggiatore sedentario», offre infatti l’occasione per osservare e comprendere in profondità tutta la realtà che vi si riflette, compreso lo stesso soggetto narrante.

La tensione introspettiva è confermata, per non dire esibita, dal «sistema dell’anima e della bestia» – teorizzato per definire la complessità della natura umana; presentato come una «scoperta metafisica» di ordine generico, il sistema si rivela in realtà funzionale alla rappresentazione del narratore scisso in due diverse entità. Escludendo la dicotomia anima/corpo, de Maistre individua nella bestia «un vero e proprio individuo» con «la sua esistenza separata»[5]; si tratta di una precoce manifestazione dell’interesse, tipicamente ottocentesco, per le zone oscure della coscienza, in virtù del quale il senso ultimo del viaggio coincide con la presa di coscienza della propria duplicità. Al termine delle proprie peregrinazioni, nel capitolo di congedo ai lettori, il narratore può infatti concludere:

Mi ero accorto più chiaramente che io sono doppio. Mentre io rimpiango i miei godimenti immaginari mi sento consolato a forza […]. Mille piacevoli fantasmi volteggiano davanti ai miei occhi [6]

Il Viaggio intorno alla mia camera, l'avventura di un viaggiatore sedentario
L’ultima edizione italiana del Viaggio intorno alla mia camera di Xavier De Maistre

Lo spazio dell’interiorità, con le sue regioni misteriose e incontaminate, si rivela così abbastanza ampio da legittimare un’esperienza di viaggio – a dispetto delle limitazioni e delle compressioni spaziali. Analogamente, percorrere centinaia di chilometri non porterà a molto senza una disposizione ricettiva nei confronti del mondo, e delle reazioni che questo suscita nella propria coscienza (fino alle quelle zone oscure che meno conosciamo).


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A differenza della sua autrice, le Stravaganze (extra)accademiche vanno in vacanza.
Ci rivediamo a settembre!

Note

1. Come ho già fatto abbondantemente in Stravganze (extra)accademiche#2.

2. Primo fra tutti l’articolo di Daniele Archibugi per Repubblica del 31/03/2020.

3. X. de Maistre, Viaggio intorno alla mia camera, traduzione di G. Saraceni, Tarka, Pontremoli 2020, p. 75.

4. D. Sangsue, Le récit excentrique. Gautier, De Maistre, Nerval, Nodier, Paris, Corti 1987 [traduzione mia].

5. X. de Maistre, Viaggio intorno alla mia camera, cit., p. 18.

6. Ivi, p. 118.

BidiBi

BidiBi

Nata e cresciuta a Pisa, emigrata a Udine, pendolare tra il Friuli e la Germania, cerca di portare a termine un dottorato ancor più itinerante in Italianistica. I libri non li legge, li vive: ogni volume della sua libreria porta rughe e cicatrici diverse sotto forma di appunti, orecchie, ditate di cioccolato, dediche, sottolineature. La sua anima è altrettanto densa e pasticciata.

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