SCHEDA PERSONAGGIO – Costanza

SCHEDA PERSONAGGIO – Costanza

“Ma non te le togli mai le cuffie?”

Quante volte se l’è sentita fare quella domanda, Costanza.

Anche i suoi amici ogni tanto continuano a chiederle come mai non smetta di tenere le cuffie addosso, ma lo fanno più per prenderla bonariamente in giro che per altro. Quei piccoli aggeggi nell’orecchio sono diventati nel tempo un’appendice del suo corpo, tanto che ormai nella sua cerchia di conoscenze e amicizie nessuno – neanche i suoi genitori – riesce a immaginarsela senza. (Che poi, in realtà, porta solo una cuffia all’orecchio, sempre quello destro, mentre l’altra la lascia penzolare davanti a sé.)

Questa sua insolita abitudine è cominciata il giorno del suo dodicesimo compleanno, quando lo zio le regalò il suo primo lettore MP3. Aveva anche inserito alcune delle sue canzoni preferite, legate al periodo in cui aveva vissuto a Londra e bazzicava nel mondo della musica indie rock britannica. Era un regalo inaspettato, visto che Costanza non aveva mai manifestato un particolare interesse per la musica in generale (a malapena aveva suonato il flauto dolce alle elementari).

C’è da dire che Costanza è anche una persona molto abitudinaria. Non nel senso che sia restia ai cambiamenti, anzi, semmai le riesce particolarmente bene includere le novità nella sua vita al punto da renderle fin da subito come se le appartenessero da sempre. Lo stesso è avvenuto con quelle canzoni: dopo quel compleanno, non si è mai interessata a quel cantante o a quel gruppo, però si è portata subito dietro il lettore MP3 e ha ascoltato le musiche dello zio fino a ora, che di anni ne ha ventisette. Col tempo, il lettore MP3 ha fatto posto prima a un iPod datato, e poi (con molto ritardo rispetto al resto del mondo) allo Spotify del suo smartphone. A quella limitata playlist si sono aggiunte altre (poche) canzoni, e tutte quante ruotano, per genere e stile, attorno a quelle prime canzoni dello zio.

Dopotutto, quelle musiche grezze, fatte di chitarre distorte e bassi profondi, con quei tempi decisi che oscillano tra il concitato e l’energico, si adattano perfettamente nel dare il giusto ritmo a uno stile di vita poco propenso alla stasi. Infatti, questo suo essere abitudinaria non l’ha mai fermata dall’impegnarsi in molteplici attività, che le richiedono di essere continuamente in movimento, di spostarsi da una parte all’altra, di non stare mai ferma.

Dà una mano in associazioni di vario genere, in particolare gruppi di volontariato, come quello che aiuta le persone anziane o con difficoltà motorie portando loro la spesa direttamente a casa. Una mansione che molti rigettano ma che lei ha sempre fatto con uno zelo inconsueto è il volantinaggio. In realtà, le piace perché può andarsene in giro con la cuffia nell’orecchio senza che nessuno le dica qualcosa.

Come al lavoro, per esempio. Come molti suoi amici che non hanno proseguito gli studi all’università, anche lei è finita a fare lavori temporanei, come la cameriera per un piccolo ristorante. Il proprietario è anche una persona che conosce i suoi genitori, per cui non ci furono particolari problemi a inserirla nello staff. Però, ci fu un però: “Ah, Costanza, mi raccomando: niente cuffie a lavoro.” Tuttavia, non le ci volle molto per aggirare il divieto: sistemò i capelli, lunghi fino alle spalle, in modo tale che l’orecchio destro fosse totalmente coperto, e nascose la cuffia sinistra dentro l’uniforme.

Pur essendo una ragazza che non sta mai senza fare nulla e se sta a casa è per lo più per dormire, solo di rado ha messo piede al di fuori dell’Italia, e anche in quelle rare occasioni perché aveva un compito da svolgere per conto di altre persone. Per questo, i suoi amici più stretti le hanno regalato una smart box per un weekend a Londra. Okay, non proprio il regalo più innovativo e originale di sempre, però più che sentito: visto che stava sempre a sentire le canzoni dello zio, la capitale britannica è sembrata a tutti loro la meta ideale per Costanza; ma soprattutto, vedendo quanto impegno la loro amica infonde in quello che fa ogni giorno, un momento di riposo tutto per sé le spetta più che a chiunque altro.

Di base non dà tanto a vedere quello che le passa per la testa, ma stavolta la sorpresa di fronte a quel regalo non è stata affatto poca. Eppure, anche lì, anche quando l’idea di andare in un altro stato non le sia passata per l’anticamera del cervello neanche di sfuggita, non le ci volle molto per mettersi in moto e fare i preparativi per il viaggio. Non ha però tenuto conto di un fattore molto importante: il coronavirus.

Ora si trova così, inchiodata a casa dei suoi, a prendersi cura di loro mentre intorno a lei tutto comincia a chiudere per via delle restrizioni. Il ristorante non ha fatto eccezione, mentre i gruppi di volontariato, pur non potendo agire fisicamente, si sono attrezzati tra Whatsapp, Telegram, Skype, Zoom e compagnia bella.

Anche nello stato di emergenza, nel bel mezzo di una quarantena, Costanza ha cominciato presto a rendere la reclusione forzata una normalità a cui fare il callo. Intanto, in televisione e sui social passano da un lato le immagini di un mondo che cerca di trovare una soluzione al virus e alla crisi, dall’altro le parole di Conte che provano a rassicurare il popolo italiano mentre estende ancora una volta il termine delle restrizioni. Un pensiero s’insinua nella mente indaffarata di Costanza, tra le note di London Calling dei The Clash che passano nel suo orecchio. Da quanto è in grado di ricordare, ha sempre vissuto all’interno del presente: un presente anche malleabile ai continui mutamenti della vita, ma pur sempre presente. Ora, però, si trova all’interno di un altro presente, più minaccioso, incerto, dai contorni sfumati che ogni giorno tendono a dilatarsi e a contrarsi. Ma la cosa più inquietante di quel presente, ancor più del senso di minaccia o dell’incertezza, era qualcos’altro, un tempo a cui Costanza avevo dato poco peso fino ad allora ma che adesso si profila ben oltre la finestra dove sempre più spesso le capita di lanciare lo sguardo: il futuro.

The ice age is coming, the sun is zooming in

Engines stop running, the wheat is growin’ thin

A nuclear era, but I have no fear

‘Cause London is drowning, and I, I live by the river

London Calling – The Clash
Finestra aperta sul panorama cittadino di tetti stile europeo
Fonte: Pixabay

(L’immagine di copertina dell’articolo è stata gentilmente realizzata da Francesco Floris. Potete trovare altre sue opere sul suo account Instagram)

V. R. Mackenzie

V. R. Mackenzie

Laureat* in letteratura inglese (o qualcosa del genere, non è ancora del tutto chiara la faccenda) e in procinto di lanciarsi nel mondo dell’editoria a fumetti. Oltre a qualche lavoretto part time spalmato negli anni, ha svolto volontariato in ambito LGBTIQ+, collaborato con siti di recensioni e approfondimento culturale e partecipato ad allestimenti di spettacoli teatrali e corti per il web. I suoi interessi comprendono la scrittura creativa (narrativa, poesia, drammaturgia, sceneggiatura), il fumetto, la recitazione, il teatro, il cinema, le serie TV, l'animazione, i giochi di ruolo e i videogiochi. Le volpi hanno un posto speciale nel suo cuore.

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