Quando tutto va in fumetto

Quando tutto va in fumetto
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Ci sono state tante letture nella mia vita che mi hanno colpit*, al punto da lasciare un segno così indelebile da non essersi sbiadito neanche dopo tanto tempo.

Una di queste è avvenuta durante l’ultimo anno di liceo: La coscienza di Zeno di Italo Svevo. Per di più non era neanche una lettura, ma una rilettura: lo avevo iniziato qualche anno prima per pura curiosità, ma lo avevo abbandonato dopo poche pagine perché l’avevo trovato insulso, una serie di seghe mentali senza capo né coda (“A chi può davvero fregare qualcosa di uno che scrive pagine e pagine sui suoi fallimentari tentativi di abbandonare le sigarette?”, avevo pensato spesso). Poi, anche quella volta senza un motivo particolare, lo ripresi sperando che il secondo tentativo andasse meglio. Andò così bene che considero ancora adesso quel romanzo uno dei testi che più ha segnato il mio percorso letterario e di vita. Arrivò anche in un momento per così dire propizio: la rappresentazione così insistita degli autoinganni di un protagonista descritto come l’inetto per eccellenza si connetteva con i turbamenti che opprimevano la mia mente durante un periodo in cui si avvicinava il momento di prendere scelte decisive in merito al mio futuro. Non che non avessi letto altro prima di allora, anzi. Però non solo grazie a La coscienza di Zeno ho cominciato a leggere di più e con più attenzione, ma mi diede anche la spinta a cambiare idea in merito all’università, passando dal «Ma anche no, basta studiare!» al ritenere gli studi umanistici una possibilità allettante.

Tutti i romanzi e i racconti, Italo Svevo
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Dopo ci sono stati: la fine del liceo, il trasferimento dal mio piccolo paese di provincia a Pisa, le prime lezioni all’ex-Facoltà di Lettere. E ovviamente tanta letteratura – sebbene mi resi presto conto che, a dispetto dell’opinione comune, più che libri studiavo saggi che parlavano di libri. Ma non ci fu solo questo. Il passaggio da paese a (piccola) città mi lanciò sotto quello che definii dopo solo alcune settimane un “bombardamento culturale”: ad ogni svolta, metaforica e letterale, un nuovo stimolo mi si parava di fronte e io ne rimanevo affascinat*, da un lato desideros* di saperne di più e dall’altro sentendo di dover colmare un’ignoranza che mi distanziava dalle altre persone.

Dapprima frequentai i cineforum universitari – ce n’erano tantissimi nei miei primi anni di università. Grazie a loro scoprii il cinema, con cui avevo avuto relativamente poco a che fare, se non nel campo dell’animazione. Mi strafogai di film di tutti i generi e mi appassionai all’opera di Stanley Kubrick, di cui vidi quasi una decina di volte Arancia meccanica.

A poca distanza si affiancò il teatro. Benché avessi partecipato a produzioni amatoriali nei miei luoghi d’origine, solo frequentando i laboratori di Teatro Labile e recitando nelle loro messe in scena, a Pisa e provincia, entrai nell’esaltante e allo stesso tempo complesso mondo dell’arte drammatica. Sviluppai un forte legame affettivo per la recitazione, legame che dura tuttora e col quale ho intrecciato nel tempo altri importanti legami d’amicizia con persone davvero importanti per me.

Nel mentre, con la visione della celeberrima e angosciante puntata “Blink” di Doctor Who, arrivarono anche le serie televisive, sebbene ricordi tuttora con piacere quando seguii con trasporto, alcuni anni prima, la prima stagione di Heroes su Italia Uno (e la prima de I Cesaroni). Ne ho viste tante (anche se non così tante come vorrei), interessandomene non solo dal punto di vista del puro spettatore ma anche sotto l’aspetto della scrittura, realizzazione e produzione, cosa che mi ha portato anche a collaborare per alcune webserie.

Durante un periodo natalizio alquanto noioso, grazie a un articolo de Il Post ritornai a una delle attività preferite di quando ero bambino e ragazzo: giocare ai videogiochi. Tuttavia, non potendo tornare ai fasti dei giochi mainstream per ovvi motivi economici, entrai nella selva dell’indie gaming, dove s’annidano produzioni videoludiche a basso budget ma che sviluppano idee e tematiche in modo molto originale.

Infine – un infine che in realtà non conclude – il fumetto. Anche questo non è giunto all’improvviso ma s’inserisce all’interno di un percorso non lineare, tra avanzamenti rapidi e brusche frenate: partendo dai manga del periodo adolescenziale, passando per fugaci momenti alle produzioni statunitensi e bonelliane (come Deadpool e Dylan Dog) dei primi anni universitari, fino agli anni recenti, caratterizzati dall’interesse quasi maniacale per Zerocalcare e dai graphic novels italiani e stranieri contemporanei.

Una lunga e forse noiosa parabola per arrivare al punto cruciale di questo articolo di presentazione della mia seconda rubrica, ossia appunto il fumetto, ma quello che ho raccontato finora non è così slegato come farebbe pensare. Quello universitario è stato uno dei periodi più formativi per me, se non quello che più di tutti ha plasmato ciò che attualmente sono, ma ogni volta che ci penso mi rendo conto che più che le lezioni, più che lo studio, più che gli esami, più che le lauree, devo moltissimo a ciò che è accaduto intorno ai poli universitari, e non dentro: i tanti eventi culturali a cui ho partecipato, le iniziative a cui ho preso parte, le associazioni all’interno delle quali sono stat* e soprattutto le persone che ho conosciuto. Un insieme di fattori, quindi, difficilmente riassumibile in queste poche parole, ma di cui posso almeno dire che mi hanno dato la spinta, gli strumenti e il supporto per indirizzare il mio percorso verso una strada privilegiata, quale è quella del fumetto.

Il fumetto, così come il cinema, il teatro, le serie TV e i videogiochi, ha notevolmente ampliato la mia visione del mondo, non solo aprendomi a nuove forme d’espressione artistica, ma soprattutto a nuove possibilità di poter dare forma e sostanza a concetti e tematiche che permeano un’attualità così complessa e difficile da decifrare, per di più attraverso modalità che molti ancora considerano per lo più adatte a un intrattenimento frivolo, di poco conto. Non che l’intrattenimento sia negativo nel suo complesso, anzi: esso è proprio quell’elemento che aiuta a veicolare nel modo più efficace e aperto contenuti altrimenti di difficile approccio – senza dimenticare che il teatro classico greco e i poemi omerici, tanto per fare degli esempi, originariamente erano anch’essi delle “semplici” forme d’intrattenimento, non le opere illustri come le consideriamo noi oggi. E proprio tramite l’intrattenimento ho avuto modo di conoscere e approfondire aspetti della realtà che altrimenti sarebbero rimasti a me ignoti o presenti solo in modo vago e generico.

Tra tutte queste forme d’intrattenimento, che mi interessano particolarmente e a cui sono legat* per i suddetti motivi, ho scelto proprio il fumetto, sia perché il percorso di questi ultimi tempi mi sta portando ad adoperarmi affinché io possa – un giorno non lontano – lavorare nell’editoria fumettistica al fianco di realtà consolidate come Bao Publishing, Tunué, Rizzoli Lizard, Star Comics ecc., sia soprattutto perché ora più che mai ritengo il fumetto un mezzo di comunicazione in grado di avvicinare alla lettura e all’arte ampie sezioni di lettrici/tori, anche molto divers* tra loro, e proporre riflessioni non banali su quello che succede intorno a noi, anche (e soprattutto) ciò che meno sembra essere sotto i riflettori.

La rubrica Quando tutto va in fumetto cercherà quindi di prendere dei singoli fumetti o alcune produzioni fumettistiche di un certo interesse non tanto per recensirli, quanto per utilizzarli come punto di partenza per una riflessione su argomenti che spaziano dal movimento LGBTIQ+, alla questione razziale, alla disabilità e a tutto ciò che può dare il la per approcciarsi alla realtà con un atteggiamento più consapevole, curioso e incline a non lasciarsi persuadere dalle prime apparenze.

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V. R. Mackenzie

V. R. Mackenzie

Laureat* in letteratura inglese (o qualcosa del genere, non è ancora del tutto chiara la faccenda) e in procinto di lanciarsi nel mondo dell’editoria a fumetti. Oltre a qualche lavoretto part time spalmato negli anni, ha svolto volontariato in ambito LGBTIQ+, collaborato con siti di recensioni e approfondimento culturale e partecipato ad allestimenti di spettacoli teatrali e corti per il web. I suoi interessi comprendono la scrittura creativa (narrativa, poesia, drammaturgia, sceneggiatura), il fumetto, la recitazione, il teatro, il cinema, le serie TV, l'animazione, i giochi di ruolo e i videogiochi. Le volpi hanno un posto speciale nel suo cuore.

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