Quando tutto va in fumetto #1 – Il difficile raccontato in modo semplice

Quando tutto va in fumetto #1 – Il difficile raccontato in modo semplice
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Come primo appuntamento di questa mia seconda rubrica, dedicata al fumetto, (la prima è quella sulle schede personaggi, di cui trovate già il primo articolo) volevo affrontare non un tema specifico, ma una questione più generale. Partiamo con una domanda: si può far capire concetti difficili e complessi in maniera tale che possano capirli tutte le persone (più o meno)?

Premessa inevitabile (e lunga)

Due esperienze della mia vita hanno infiltrato questo persistente tarlo nel mio cervello: l’università e le interazioni sociali.

La prima esperienza è abbastanza specifica. L’università – non importa quale (ex-)facoltà – ha un numero spropositato di conseguenze sulle persone che la frequentano. Quella che mi interessa adesso è in realtà una delle più prevedibili: l’apprendimento di nozioni e competenze in modo approfondito.

Questo apprendimento non solo permette alle studentesse e agli studenti di conoscere sempre più cose e riuscire, in futuro, a esercitare uno o più determinati mestieri (si spera), ma comporta anche lo sviluppo di un linguaggio specifico, che aiuta a esprimere meglio e con più precisione un determinato argomento.

Fonte: https://pixabay.com/it/photos/palloncini-nubi-nuvole-di-parola-3696902/

Nel mio percorso universitario ho avuto la fortuna di incontrare insegnanti che non mi hanno dato solo pile di saggi da recitare come l’Ave Maria all’esame, ma le basi per esporre in modo adeguato quello che studiavo e argomentare le mie posizioni in favore o sfavore di una certa tesi. Anche in quel caso, ho appreso un linguaggio specifico, ben strutturato e attento alla chiarezza argomentativa.

La seconda esperienza invece sembra molto generica: ognun* di noi ha a che fare con qualcun*, non importa quanto timida e introversa una persona possa essere. Non serve aver studiato per interagire con altri esseri umani. Tuttavia, l’interazione si fa meno intuitiva quando si unisce alla prima suddetta esperienza.

Una conoscenza maggiore e gli effetti che essa provoca in chi la possiede hanno però un prezzo da pagare. Più si sa e più si sa esprimerlo con la dovuta accortezza espositiva, più, paradossalmente, diminuiscono le persone che possono comprendere quello che viene detto. Questo perché a queste ultime mancano le basi che la persona “studiata” ha acquisito col tempo e l’impegno.

Mi è capitato più volte di scontrarmi su argomenti che mastico anche molto bene, e comunque non riuscire a far valere la mia posizione. O anche solo a farla capire. La causa di questo mio fallimento comunicativo è, secondo me, proprio il mezzo con cui avviene la comunicazione: il linguaggio. Un linguaggio chiaro, minuzioso, consapevole delle infinite sfumature, che però il più delle volte risulta complicato – per non dire astruso – a chi non condivide le stesse basi conoscitive ed esperienziali.

Quindi, in soldoni, come far capire che forse forse è sbagliato dire che le persone con handicap andrebbero uccise perché non utili alla società? (Storia vera, giuro.)

Zerocalcare calling

Chi ha letto l’articolo di presentazione di questa rubrica, sa che tipo di esperienze mi hanno portato a dare un certo credito al fumetto. Quindi, lanciamo subito il carico da novanta: Zerocalcare.

Nel 2016, Bao Publishing pubblicò Kobane Calling, un reportage a fumetti in cui il fumettista di Rebibbia racconta la sua esperienza nel nord della Siria. In estrema sintesi, la zona era (ed è tuttora) devastata dal sanguinoso scontro tra l’ISIS e il popolo curdo, ma altre forze politiche e nazioni agivano (e agiscono) per l’una e per l’altra parte, chi più chi meno alla luce del sole.

Kobane Calling, Zerocalcare, Bao Publishing, 2016
(Quest’anno è uscito Kobane Calling Oggi, una nuova edizione che aggiorna sugli ultimi avvenimenti nel nord della Siria.)

Ora, non è proprio la storia più esaltante e catchy del mondo, né un argomento di quelli facili facili. Eppure, quando l’ho finito, oltre all’aver letto un fumetto davvero bello e significativo, ho pensato questo: “Ho capito cosa porca di quella miseria sta succedendo in quella parte del mondo.”

Zerocalcare ha la straordinaria dote di intrattenere e allo stesso tempo far riflettere come poche altre persone riescono a fare. E ho visto questa sua capacità praticamente in tutte le altre sue storie che ho letto. Non sono in grado di spiegare come ci riesce – e vorrei davvero tanto saperlo! – eppure, penso che un elemento importante di questa dote stia proprio nel linguaggio che utilizza: il fumetto.

Una e tante storie

Il fumetto ha avuto una storia travagliata. Senza stare a farci sopra una lezione, è stato visto per tanto tempo come un medium al più utile per aiutare le persone più piccole o analfabete a leggere. Si pensi per esempio a Topolino, che ha formato tantissime persone in Italia nella lettura e nell’aumento del proprio vocabolario (fatto sottolineato anche nel documentario Walt Disney e l’Italia del 2014).

Walt Disney e l’Italia – Una storia d’amore, Marco Spagnoli, 2014

Leggere o addirittura fare fumetti era vista come un’attività per bambin*, da sfigat* che non vogliono crescere, da svogliat* che non vogliono impegnarsi con un buon libro (quelli veri, con solo le parole).

Un aneddoto famoso è quello che attribuisce a Will Eisner l’invenzione del termine graphic novel perché gli serviva un modo più “autorevole” per presentare ai librai i suoi fumetti. E nel mondo del fumetto c’è chi guarda con sospetto questo termine proprio per questo suo sottinteso nobilitante.

Da una ventina d’anni almeno, il fumetto è riuscito a farsi rispettare ed essere considerato una forma d’arte al pari delle altre, seppur non in maniera omogenea nel mondo. Per esempio, se in Francia il fumetto è quasi un’istituzione, in Italia ancora si fa un po’ di fatica a dargli il valore che merita. Tuttavia, la situazione è sicuramente migliorata, e l’esempio di Zerocalcare è una delle prove più evidenti.

Parola e immagine

Sebbene ci sia una storia lunga secoli e secoli che celebra l’immagine artistica, quando si tratta di fumetti le cose cambiano. In questo caso, avere delle illustrazioni che vanno di pari passo con le parole viene considerato un modo di leggere più facile, addirittura infantile.

Tutto ciò che è etichettabile come “facile” viene sbeffeggiato e allontanato, come se solo ciò che si ottiene con il duro sudore della fronte valga qualcosa. Nel nostro caso, però, più che di “facile” bisognerebbe parlare di accessibile, un termine simile ma con ben altre implicazioni. Infatti, il rapporto tra balloon e disegni fa sì che si renda più accessibile, appunto, ciò che si vuole raccontare o dimostrare.

Riprendendo l’esempio di Kobane Calling, Zerocalcare non solo sta spiegando la questione curda, ma la sta anche mostrando. Certe tematiche sono difficili da rendere solo tramite le parole, e, se proprio non si può viverle in prima persona, allora si cerca di trasporle in immagini. Così facendo, sempre più persone, anche molto diverse tra loro per istruzione, ceto sociale ed esperienze di vita, possono leggere quella storia e sapere di più di quella tematica. La si rende, in sostanza, più accessibile.

Il fumetto è la panacea al male dell’incomunicabilità? Non credo, ma penso comunque che possa fare molto. Come spero possa fare questa rubrica nel presentare il fumetto e le sue capacità comunicative – sempre se tutto procede secondo i piani. Meglio mettere le mani avanti, oh.

V. R. Mackenzie

V. R. Mackenzie

Laureat* in letteratura inglese (o qualcosa del genere, non è ancora del tutto chiara la faccenda) e in procinto di lanciarsi nel mondo dell’editoria a fumetti. Oltre a qualche lavoretto part time spalmato negli anni, ha svolto volontariato in ambito LGBTIQ+, collaborato con siti di recensioni e approfondimento culturale e partecipato ad allestimenti di spettacoli teatrali e corti per il web. I suoi interessi comprendono la scrittura creativa (narrativa, poesia, drammaturgia, sceneggiatura), il fumetto, la recitazione, il teatro, il cinema, le serie TV, l'animazione, i giochi di ruolo e i videogiochi. Le volpi hanno un posto speciale nel suo cuore.

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