“Moulin Rouge” e la potenza dell’amore

“Moulin Rouge” e la potenza dell’amore

Correva l’anno 2002, durante le feste ero solita passare del tempo con mia nonna. Lei è sempre stata un’appassionata di cinema e lavorava spesso anche con gli studenti. Portava i film nelle scuole per invitare i giovani a riflettere su tematiche di attualità. Mi aveva così trasmesso il suo stesso interesse. Ogni volta che trascorrevo qualche giorno con lei, il videonoleggio era una tappa fissa. 

Erano le vacanze di Pasqua e, in quell’occasione, ci attirò un film uscito nelle sale pochi mesi prima. Si trattava di “Moulin Rouge”. Siamo rimaste affascinate dalla copertina del DVD, sgargiante e romantica. Entrambe adoriamo le storie sentimentali e i musical quindi non potevamo farcelo sfuggire. Avevo circa 12 anni. 

Moulin Rouge, Montmartre, Parigi
Moulin Rouge, Montmartre, Parigi Fonte: Unsplash

Volete sapere quanto mi è stato concesso di guardare? A occhio e croce direi metà film!

Nella mia famiglia la censura è sempre stata una cosa seria. Non potrei mai dimenticare mia nonna o mia mamma con il telecomando in mano pronte a far scorrere le immagini ritenute inadatte. Ho dovuto quindi aspettare la maggiore età per poterci capire davvero qualcosa. 

Risultato della seconda visione? Fiumi di lacrime!

La storia è ambientata alla fine dell’800. Parla di una ballerina del rinomato Moulin Rouge, disponibile ad offrire i propri favori in cambio di denaro. Conosce uno scrittore squattrinato che, per una serie di equivoci, scambia per un nobile. All’inizio vivono i loro incontri come un gioco, una semplice infatuazione. Presto però si innamoreranno e la protagonista si ritroverà a dover fare una scelta. Accontentare il proprietario del locale, continuando a prestargli i propri servigi, oppure seguire il proprio cuore. C’è qualcosa però da cui la ragazza non può proprio fuggire: il “male sottile” o tubercolosi. 

In Moulin Rouge il personaggio di Ewan McGregor è uno scrittore squattrinato
Fonte: Unsplash

Trama già sentita? Vi ricorda qualcosa?

Ebbene sì ed è proprio per questo motivo che il lungometraggio è ancora più apprezzabile. Baz Luhrmann nel dare vita a “Moulin Rouge” si è ispirato a “La Traviata”. Il compositore Giuseppe Verdi per scriverla ha preso spunto dal romanzo “La signora delle camelie” di Dumas. Questo film ha quindi origini ben più antiche, ed è questo il suo punto di forza. Certo il personaggio femminile di Dumas o di Verdi non era una prostituta. All’epoca in cui era stato creato sarebbe stato difficile attribuirgli un tale ruolo, molto meglio figurarlo in un contesto di nobili. 

Il film ha la capacità di parlare a tutti, anche ai più giovani. Quanti di loro si avvicinano spontaneamente a un’opera o ad un mattone del XIX secolo? Come successe proprio a me in primis, la voglia di saperne di più, mi ha portato alla conoscenza dei lavori di Verdi e Dumas. Ricordo che corsi a comprare un cd per ascoltare le ariette, non mi bastava più la semplice pellicola, volevo conoscere le basi su cui si fondava. E non è proprio questo lo scopo di una realizzazione artistica? Se spinge gli spettatori a desiderare di più, a voler approfondire e a effettuare maggiori ricerche, può considerarsi un successo. 

Il produttore però ha puntato molto anche sulla musica. Mescola generi e canzoni diverse in maniera sublime. Dando vita a medley che sono entrati nel cuore di tutti noi. Parliamo di un mix di pezzi come “Your song” di Elton John, “I will always love you” di Whitney Houston. “Material girl” di Madonna, o ancora brani dei Queen, Sting e altri colossi del panorama musicale. Si tratta di un’altra scelta vincente, l’utilizzo di melodie conosciute ai più permette a chi guarda il film di sentirsi davvero a casa.

In Moulin Rouge il tema centrale è l'amore. Intenso, vissuto, osteggiato, eterno.
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Tutto ciò che accomuna però i tre racconti, rivisitati in maniera diversa dal tocco personale dell’autore è l’amore. C’è un messaggio importante che viene trasmesso e che è necessario recepire. Questo sentimento è come l’olio per un motore, l’acqua per un fiore, la legna per un fuoco. È ciò che fa girare il mondo. Non segue le regole, non si fa manovrare dalle differenze sociali, di sesso o culturali. Con la sua forza spazza via le barriere e unisce il cuore di chi sa aprirsi all’ascolto.

È la potenza che crea legami indistruttibili da sempre ed è questo il filo conduttore delle tre opere. Che si tratti di un romanzo, di un’opera o di un film, scritto nell’800 o ripreso agli inizi del 2000, il fulcro non cambia. Perché se c’è una verità che tutti dovremmo conoscere da sempre è che l’amore non sente ragioni. E tutti noi abbiamo il diritto di viverlo e l’obbligo di lasciarlo vivere come più ci aggrada.

Serena Bertoli

Serena Bertoli

Nata a Pisa nel 1990. Diplomata come Ragioniere Programmatore, professione che svolgo da dieci anni. Mamma, scrittrice per passione, cantante e creatrice di video cover.

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