La rivoluzione del cinematografo

La rivoluzione del cinematografo

Nelle mie orecchie non sento altro che il familiare rumore della manovella del cinematografo. Accompagnato dalle espressioni di stupore degli spettatori. Sono come musica per me, forse perché sono miei fidati amici da una vita. Si potrebbe dire che sono stati, per lungo tempo, la mia ninna nanna preferita. Mi sono dimenticato di presentarmi, che sbadato!

Mi chiamo Andrée Lumiére, figlio di Auguste e protagonista de il film “La colazione del bimbo”.

Siamo nel 1910 e sono trascorsi circa 15 anni da quando ho preso parte alle riprese. Io ovviamente non lo ricordo, ma i miei genitori non si sono risparmiati nel farmi notare le grandi gote che possedevo. Di sicuro anche l’appetito non mi mancava. Un’altra certezza è che sono tra i fortunati a cui non è mai stato negato un pasto sulla tavola. Il nostro stato sociale è stato spesso motivo di invidia, ma anche condiviso da molti. Sono tante le persone che si sono identificate in noi ammirando i nostri servizi da caffè d’argento. Oppure quelle che abbiamo fatto sognare, aspirando a raggiungere una posizione come la nostra.

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Faccio un ulteriore passo indietro, vorrei raccontarvi qualcosa di mio padre. Ha lavorato per anni al fianco di mio nonno, nella sua azienda fotografica ed ebbe la grande opportunità di partecipare ad un convegno di Thomas Edison. Lì conobbe il Cinetoscopio, un dispositivo che permetteva ad un unico individuo di guardare delle sequenze di immagini. Ciò era possibile affacciandosi ad uno spioncino. Auguste, però, aveva idee più ambiziose. Voleva creare un macchinario che permettesse a più persone di partecipare alla visione di un film. 

Fu così che, dopo un accurato studio, diede vita al cinematografo, uno strumento capace sia di riprendere che di proiettare delle scene in movimento. L’innovazione era anche la possibilità di far assistere un ampio pubblico alla trasmissione. Il primo spettacolo ebbe luogo il 28 Dicembre 1895 al Grand Café del Boulevard des Capucines di Parigi. La mia famiglia adora raccontarmi di quella giornata. La reazione delle persone è rimasta impressa a lungo nei loro cuori. Impossibile dimenticare i sospiri, le risate o il chiacchiericcio ed i commenti sussurrati. Vi assisto anche io tutt’ora, quando nuovi elementi si affacciano per la prima volta al cinema. O guardano un film particolarmente coinvolgente. 

A fianco di mio padre, c’era mio zio, che lo assisteva nel portare avanti il suo progetto. All’inizio le inquadrature erano fisse, non effettuavano un vero e proprio montaggio. Il campo visivo però era molto profondo, anche gli oggetti più lontani erano messi a fuoco. Il quadro centrale era approssimativo, si poteva infatti assistere a più movimenti dei vari lati della scena. Come entrate e uscite dei personaggi, in contemporanea e da più parti della zona. Un’altra loro caratteristica era il non rendere invisibile l’operatore. Lo si poteva infatti udire interagire con gli attori. 

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Il cinematografo non era solo un rivoluzionario metodo di intrattenimento!

L’obiettivo dei miei familiari era quello di seguire la corrente del positivismo. Amavano catturare scene di vita quotidiana, più o meno condivise dagli spettatori. Tentavano così di imprimere negli occhi e nella memoria delle persone dei ricordi. Chi vedeva i loro film sognava una vita diversa o vi si riconosceva. Creavano inoltre un senso di superiorità in chi li guardava. L’individuo si sentiva in una posizione di supremazia rispetto ai protagonisti della vicenda. Questo quindi aumentava, di gran lunga, la sua soddisfazione all’uscita dal cinema. 

Sono tanti i cortometraggi a cui hanno dato vita. Uno dei più citati è sicuramente “L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat”. Quante risate mi sono fatto davanti ai racconti che ho ascoltato. La gente è quasi fuggita di fronte all’errata percezione della locomotiva che correva verso di loro. Un altro, per esempio, è “La passion”. Si differenzia dai primi lavori perché, al contrario di questi, è caratterizzato dall’unione di più filmati.

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Mio padre è sempre stato molto scettico riguardo al successo del cinematografo. Riconosce che sia stata un’importante invenzione a livello scientifico. Quello che però gli ha sempre creato dei dubbi è se lo possa essere anche in campo commerciale. Non so se il suo scetticismo sia giusto o no. Io so per certo che mi emoziono ogni volta che partecipo ad una proiezione. So di non essere l’unico, lo vedo negli sguardi di chi mi circonda. Nel luccichio dei loro occhi e nelle espressioni estasiate. Spero di poter assistere alla crescita del successo di questo progetto e che soprattutto possa essere una fruttuosa eredità per i posteri.

Serena Bertoli

Serena Bertoli

Nata a Pisa nel 1990. Diplomata come Ragioniere Programmatore, professione che svolgo da dieci anni. Mamma, scrittrice per passione, cantante e creatrice di video cover.

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