Cambiano i tempi, ma i cartoni animati non perdono il ritmo!

Cambiano i tempi, ma i cartoni animati non perdono il ritmo!
«Mammaaa, guardiamo Mulan?!» 

Ecco la tipica domanda con cui mia figlia esordisce la sera nell’ultimo periodo. Sono una mamma, come tante altre, alle prese con l’avvento di Disney+. Sì perché se prima distruggevamo i Dvd a furia di guardarli, ora con l’era digitale possiamo rivedere il solito film milioni di volte, senza aver paura di rompere il disco. 

Come sono cambiate le cose!

Ma voi ve lo ricordate quando i nostri genitori tiravano un pugno – ovviamente con leggerezza – al videoregistratore, quando la videocassetta non usciva più? Alzi la mano invece chi non ha mai infilato il proprio dito nella VHS per riavvolgere il nastro! Siamo poi passati al disco che gracchia, alla ricerca del panno per pulirlo dalle macchie di unto che i bambini tanto amano lasciare. Tutto ciò per arrivare ad oggi, dove il problema è diventato il blocco della riproduzione a causa del calo della connessione internet.

Un’altra grande difficoltà è sicuramente la scelta. Perché se prima si contavano sulle dita d’una mano, o anche due, i film a disposizione; ora, con Disney +, abbiamo un intero catalogo di possibili scelte che ti fa perdere almeno mezz’ora a scorrere in su e in giù alla ricerca del titolo perfetto da guardare.

Negli anni non sono solo mutati i supporti fisici, ma anche le tematiche e se c’è una cosa che apprezzo dei cartoni è che sono quasi sempre al passo coi tempi. 

Bambina che sfoglia un libro
Fonte: Unsplash
Se prima alle bambine bastavano solo le classiche favole in cui la principessa riceve il bacio del vero amore e nel minuto successivo è già sposata. Dove le sole preoccupazioni sono la scarpetta di cristallo perduta, i letti da rifare dei nanetti o fantasticare su un principe che appare improvvisamente nella foresta, già da un po’ – ma soprattutto oggi – le ragazzine hanno bisogno di altro. 

Credo che ogni genitore, quando inizia a guardare i primi cartoni con il proprio figlio, parta col proporgli quelli che da sempre si porta nel cuore. Ovviamente il padre comincerà con “Il re leone”, perché mai ammetterà di aver pianto davanti alla morte di Mufasa, con “La carica dei 101” o magari “Il libro della giungla” – che personalmente odio dalla recita scolastica fatta in quinta elementare, per cui mi dovetti vestire da un orribile coniglietto che cantava una rivisitazione del brano dell’orso Baloo.

Noi mamme invece, da vecchie e inguaribili romantiche,  proporremo per l’appunto, “Biancaneve e i sette nani”, tralasciando la parte in cui la strega si trasforma in una vecchietta orrenda perché, confessiamolo, ha sempre fatto paura a tutte noi; “La bella addormentata nel bosco” o “Cenerentola”, ma non di certo “Mulan”. Io me lo ricordo bene che era mia sorella maggiore a costringermi a guardarlo perché le piaceva tanto, ma non lo chiedevo mai di mia spontanea volontà. Da piccole sognavamo tutte il principe azzurro che viene a prenderci con il suo cavallo bianco, non certo di diventare soldato per salvare un intero paese. 

Ed è qui che mi fermo a riflettere e ripercorro tutto il mio vissuto e l’evoluzione dei cartoni targati Disney.

Dopo le favole più “leggere” o comunque con un lieto fine più facilmente raggiungibile, i creatori cominciano ad inserire piano piano messaggi sempre più incisivi. Prendiamo per esempio “La sirenetta”, dove troviamo Ariel che ci parla dell’eterna insoddisfazione dell’uomo, ma che ci insegna che alla fine non conta “coda” o “piedi” quanto più essere al fianco di chi amiamo. Oppure “La bella e la bestia” che ci pone il problema della “diversità” e ci invita ad andare oltre alle apparenze e raggiungere il vero Io delle persone. O ancora “Hercules”, in cui il messaggio di fondo è che se vogliamo qualcosa possiamo raggiungerla, ma non senza un grande impegno dietro. 

Castello Disney
Fonte: Unsplash

Passiamo poi da una fase un po’ più sperimentale, di alieni, animali supereroi; cito per esempio “Bolt”, dove un cagnolino convinto di avere dei poteri speciali comprende che non sono necessari per superare i propri limiti e per difendere chi si ama. O “Il pianeta del tesoro”, in cui un ragazzo intraprende un viaggio nello spazio alla ricerca di se stesso e di un modo per dimostrare a tutti che anche lui vale. 

Arriviamo poi ai titoli degli ultimi anni, in cui i messaggi si fanno più complessi ma ampi, si parla molto di amicizia, del concetto di squadra. Impossibile non nominare “Frozen”: dove la famiglia, l’importanza del supporto e dell’accettazione di se stessi e degli altri sono il punto focale. Oppure “Oceania” dove Vaiana non è la classica principessa, ma una ragazzina destinata a diventare capo tribù e che non vuole sottostare a delle vecchie leggi, ma intuisce che c’è bisogno di rinnovarsi per andare avanti.

Se prima quindi mi stupivo delle richieste particolari di mia figlia, di soli 3 anni, mi sono accorta che davvero le cose sono cambiate, che ai bambini di oggi non basta più fantasticare con la classica fiaba, ma vogliono e chiedono di più. 
Dream
Fonte: Unsplash

In un mondo che corre veloce, che spesso si mostra in tutta la sua cattiveria o negatività, ritengo che le sole parole di noi genitori non possano bastare come supporto nella crescita dei “grandi” del futuro. Per fortuna quindi che Disney + ci viene in soccorso, con il suo enorme catalogo, da cui poter prendere sempre nuovi spunti per parlare in modo diverso ai nostri piccoli e trasmettere loro i veri valori che servono per portare un po’ di colore dove c’è abbondanza di nero.

Serena Bertoli

Serena Bertoli

Nata a Pisa nel 1990. Diplomata come Ragioniere Programmatore, professione che svolgo da dieci anni. Mamma, scrittrice per passione, cantante e creatrice di video cover.

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